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Novembre 2004

www.soldionline.it 29 novembre 2004
Parmalat.
Nei primi sei mesi del 2004 la società alimentare ha registrato una perdita netta di 745 milioni di euro, mentre i ricavi sono scesi a 2,13 miliardi. Al 30 giugno l’indebitamento netto si era ridotto a 12,2 miliardi di euro, dai 13,6 miliardi di fine 2003. Tuttavia, la relazione semestrale non ha ricevuto la revisione da parte della Pricewaterhouse Coopers, revisione che sarebbe necessaria per poter riportare in Borsa la società. Bondi ha confermato che il ritorno a Piazza Affari potrebbe avvenire già a fine marzo o a inizio aprile, mentre entro la fine di novembre sarà pubblicato l’elenco dei creditori ammessi al passivo. Il Sole 24 Ore riporta che le offerte non vincolanti per Parmatour sono complessivamente diciotto. Le società che hanno manifestato l’intenzione di acquistare l’azienda del gruppo di Collecchio saranno ammesse alla data room entro Natale. Altri quotidiani evidenziano come JP Morgan Chase Bank si riuscita a ottenere il sequestro conservativo di beni per 55 milioni di euro relativi ai patrimoni detenuti dalla figlia e dal nipote di Calisto Tanzi.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/486234
968218CBC4C1256F5B003711F1/
Rassegna stampa giuridica fornita da IusOnDemand srl, www.lexia.it/newsletter
www.altroconsumo.it 26 novembre 2004
PARMALAT: FATEVI SENTIRE
È in corso a Milano il processo Parmalat, nel quale Altroconsumo si è costituito parte civile. Ma all’appello mancano ancora molti risparmiatori: dei circa 110.000 obbligazionisti italiani coinvolti nel crac. E' di circa 17.000 il numero di deleghe ricevute dalle diverse organizzazioni di consumatori in occasione dell’inizio della causa penale: anche raddoppiando il dato arriveremmo a poco più di 33.000 risparmiatori. Per non parlare degli azionisti, che magari hanno venduto in perdita negli ultimi tempi di quotazione dei titoli Parmalat. Che fine hanno fatto le altre migliaia di risparmiatori danneggiati?
Temiamo che in molti casi si sentano rassicurati dall’aver presentato la denuncia alla guardia di Finanza o ai Carabinieri, o dall’aver mandato la denuncia via Internet alla procura di Milano: entrambe queste azioni, ricordiamo, non aiutano in alcun modo a ottenere un risarcimento. Se invece hanno fatto l’insinuazione al passivo o hanno “delegato” l’Abi a farla per conto di tutti i risparmiatori, o sono stati convinti dalla loro banca ad aprire una procedura di conciliazione, possono trarre qualche beneficio solo se obbligazionisti: gli azionisti saranno invece esclusi. Per ottenere un risarcimento si deve far causa.
Noi proponiamo una strada trasparente, professionale e a costi irrisori per risolvere questo problema, con la raccolta dei casi individuali (più di 2.500 risparmiatori si sono già affidati a noi), e la causa civile collettiva nei confronti di tutti i responsabili del crac. La richiesta di Altroconsumo di costituirsi parte civile nel processo Parmalat va in tal senso.
Ribadiamo invece il consiglio ai singoli risparmiatori di non costitursi parte civile nel processo penale in corso. Gli elementi che emergeranno durante il processo e il suo esito saranno determinanti per l’effettiva possibilità dei singoli risparmiatori danneggiati di ottenere un giusto risarcimento in altra sede, quale quella civile.
La nostra iniziativa
Assieme a Deminor, società indipendente di consulenza agli investitori in materia di corporate governance di respiro internazionale, partecipiamo alla class action negli Usa: la causa legale negli Stati Uniti ha l’obiettivo di ottenere il risarcimento dei danni nei confronti di tutti i soggetti coinvolti (le società del gruppo Parmalat, le società di revisione e le banche americane). Tutti i risparmiatori nelle medesime condizioni beneficeranno dell’esito della causa.
Gli accordi che abbiamo sottoscritto con Deminor prevedono che chi è iscritto all’associazione non paghi nessuna spesa iniziale.
Chi volesse aderire alle iniziative che stiamo portando avanti per i risparmiatori coinvolti, può telefonare al: 800-194491.
Ricordiamo che ha diritto al risarcimento anche chi ha venduto i titoli prima del crac.
http://www.altroconsumo.it/map/show/254/src/67021.htm
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it.news.yahoo.com Martedì 23 Novembre 2004, 18:07
Parmalat, decisione su parti civili il 25 gennaio
MILANO (Reuters) - E' stata fissata una data di rinvio al 30 novembre per l'udienza preliminare in corso al Tribunale di Milano per Parmalat, ma una decisione del giudice Cesare Tacconi su quali parti civili ammettere è attesa solo per il 25 gennaio 2005. Lo ha riferito una fonte giudiziaria, aggiungendo che è stata cancellata la data del 3 dicembre, fissata in precedenza. Il giudice dell'udienza preliminare, ha detto la fonte, sta raccogliendo tutte le eccezioni che imputati e le altre parti intendono presentare contro le costituzioni di parte civile. Nella prossima udienza il giudice vuole concludere l'audizione delle parti sul tema, risolvere le questioni preliminari e ha intenzione di esprimersi su tutte le parti civili insieme, nell'udienza fissata il 25 gennaio. La costituzione di parte civile consente al soggetto eventualmente danneggiato di partecipare direttamente al processo. Quella in corso a Milano è l'udienza preliminare a carico di 27 imputati -- fra i quali gli ex vertici di Collecchio con in testa l'ex patron Calisto Tanzi -- e tre persone giuridiche, la ex Grant Thornton spa (ora Italaudit) e le filiali italiane di Deloitte & Touche e Bank of America, per i capi di imputazione di aggiotaggio, false revisioni e ostacolo alla Consob nel più grande crack finanziario europeo del dopoguerra. Durante la scorsa udienza, Bank of America stessa -- imputata per responsabilità amministrativa per tre suoi ex funzionari -- ha annunciato che si costituirà parte civile per il danno subito in relazione al crack. Il pm Carlo Nocerino oggi in aula ha chiesto che il giudice respinga la costituzione di parte civile di Bofa e di Italaudit. Principale parte civile è la nuova Parmalat guidata dal commissario straordinario Enrico Bondi, ma si sono costituiti anche centinaia di piccoli risparmiatori e associazioni di consumatori. Contestualmente all'udienza preliminare, la procura di Milano prosegue la sua inchiesta su banche e mercato, mentre quella di Parma lavora al filone principale sulla bancarotta da 14 miliardi di euro.
http://it.news.yahoo.com/041123/58/30tkx.html

www.soldionline.it 25 novembre 2004
Finanza e Mercati, Bank of America tra i soci Parmalat
L’articolo riporta alcune indiscrezioni giunte dal tribunale di Parma secondo le quali Bank of America entrerà a far parte della lista dei creditori diventando un azionista della nuova Parmalat. Bisognerà attendere ancora qualche giorno per vedere se il giudice delegato Giuseppe Coscioni effettivamente ammetterà l’istituto di credito statunitense alla lista dei creditori andando contro il parere del commissario straordinario di Parmalat, Enrico Bondi.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/2AAFF5385C
7D3692C1256F57003D20B3/
www.soldionline.it 23 novembre 2004
Parmalat Alcuni quotidiani evidenziano come nel processo per il crac del gruppo di Collecchio siano pervenute 7.500 richieste per costituirsi parte civile.
Tuttavia, da queste dovrebbero essere stralciate le posizioni di quei risparmiatori che hanno acquistato i bond Parmalat dopo che la situazione finanziaria di dissesto era diventata di dominio pubblico.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/4EF6BD97EA
DA837BC1256F5500355708/

www.ilsole24ore.com 23 novembre 2004
Processo Parmalat, 7.500 richieste per la costituzione di parte civile
di Mara Monti
Il Tribunale di Parma si è recentemente pronunciato in merito a due cause civili — promosse contro Banca Agricola Mantovana (gruppo Mps) — di nullità e annullabilità dei contratti relativi ai piani finanziari "4 You", esprimendo in entrambi i casi un giudizio positivo sulla validità del prodotto. I giudici, fanno sapere fonti vicine a Banca Monte dei Paschi, hanno accolto del tutto le argomentazioni difensive della Bam sotto il profilo della trasparenza e chiarezza complessiva del contratto, della logicità economico-finanziaria dell’operazione e della liceità della stessa. Sono state respinte le molteplici censure di controparte sia in ordine alla presunta violazione del Testo Unico della Finanza e dei regolamenti Consob, sia sotto il profilo della frode contrattuale.L’operazione, spiegano i giudici, può intendersi come forma di risparmio a capitale garantito ed è concepita in modo tale da consentire il recupero integrale del capitale oltre a uno spread (cioé un potenziale guadagno) rappresentato essenzialmente dal rendimento dei fondi di investimento nell’arco dei quindici anni di durata del piano.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.875764354&chId=30
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www.corriere.it 22 novembre 2004
Andrea Molinari, ex amministratore delegato della società «Buchi e debiti. Volare somiglia a Parmalat»
ROMA - Andrea Molinari, 49 anni, ingegnere, già numero uno della Lauda Air, è l’ex amministratore delegato del Gruppo Volare ora sull’orlo del fallimento. E’ stato lui a scoprire la voragine finanziaria su cui si crogiolava la prima compagnia low cost italiana. Entrato il 15 di luglio scorso, ne è uscito il 20 di ottobre. Quando si è accorto che qualcosa non andava? «Pochi giorni dopo il mio ingresso, mi sono reso conto che non esisteva il controllo di gestione. C’era solo sulla carta e la dirigente responsabile successivamente è risultata essere nel consiglio di amministrazione della compagnia aerea spagnola Lte insieme a Luca Soddu (pilota di Volare e figlio del comandante Vincenzo fondatore della compagnia, ndr ) e a Giuliano Martinelli (nel consiglio di Volare,ndr)». Un poster pubblicitario di Volareweb (Reuters) E questo cosa vuol dire? «Per inciso Volare pagava alla Lte prezzi altissimi per l’affitto di aerei, addirittura in anticipo su un monte ore poi non rispettato. Uno dei tanti casi di conflitto di interessi in cui mi sono imbattuto. Comunque, mancando i dati di base, ho cominciato a intervistare tutti i dirigenti, per lo più ex piloti della Freccia Tricolore, e nessuno aveva la minima idea del loro compito. In altre parole era impossibile fare un paragone con i budget precedenti». Volo cieco dei conti... «Esattamente, come se i piloti dovessero guidare senza radar». E lei cosa ha fatto? «Ho chiamato un team esterno, l’italiana Vertik Spa e la svizzera Matthey, per valutare come mai risultava un costo dell’ora di volo di appena 4.600 euro. E infatti è venuto fuori che il vero costo era di 5.700 euro. Visto che Volareweb fa ogni anno 70 mila ore di volo, solo da lì veniva fuori un buco di 70-80 milioni di euro. Se a questo si aggiungono una serie di irregolarità sulla manutenzione e sulle fatture di parti di ricambio, dai quali risultavano ammanchi per molti milioni di euro, insieme al presidente Giorgio Fossa abbiamo deciso di affidare alla Kpmg l’esame dei bilanci». Vada avanti. «Ai primi settembre la Kpmg conferma i miei dubbi e Fossa l’8 di settembre chiede agli azionisti nuovo capitale per 120 milioni di euro. I soci non ci stanno e Fossa, correttamente, si dimette. Il 20 di ottobre, pochi giorni dopo l’arrivo del dossier Kpmg, anch’io decido di lasciare. Naturalmente per giusta causa, perché io mi sono sentito danneggiato». Ma Volare non aveva una società di revisione? «Certo, si tratta della Deloitte Touche che al consiglio di metà ottobre ha portato rettifiche al patrimonio da 160 milioni di euro a zero». Un passo indietro: ma la Deloitte non si era accorta di nulla? «Al 31 dicembre del 2003 aveva certificato i bilanci civilistici delle due partecipate, Volare Airlines e Air Europe, ma non il consolidato. Guarda caso a ottobre si accorge del tutto e azzera il capitale». Secondo lei la Deloitte poteva non essersene accorta prima? «Credo di no, visto che l’ho fatto io che ero l’ultimo arrivato». La Deloitte è la stessa società di revisione della vicenda Parmalat. Vede analogie? «Saranno i magistrati a stabilire la verità. Si può dire che Volare era una piccola Parmalat senza quei marchingegni finanziari legati all’emissione dei bond che peraltro Volare non poteva permettersi non essendo quotata. Mi risulta che nel 2002 la compagnia tentò lo sbarco in Borsa senza riuscirci». Come è possibile che i nuovi soci del calibro delle Generali e del gruppo Ligresti (entrati a marzo) non si siano resi conto di questo pasticcio? «Sono entrati come salvatori - insieme all’argentino Eduardo Eurnekian - di una società in crisi, convinti che una compagnia con 600 milioni di passeggeri e 600 milioni di fatturato potesse essere risanata. Fu Interbanca a convincerli, al termine di una due diligence fatta in fretta, che si trattava di un buon investimento». Altre irregolarità? «Ce ne sono a bizzeffe, addirittura clamorose, con conflitti di interessi da non credere. Che hanno portato la compagnia ad accumulare debiti ingenti. In ogni caso, di tutto questo se ne sta occupando la magistratura». Ce la farà Volare a riprendere quota? «Sono convinto di sì. Ci sono professionalità di grande livello, abituate a soffrire a fronte di una gestione fallimentare. In un anno tornerà a fare profitti».
Roberto Bagnoli
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/11_Novembre/22/
volare.shtml
www.soldionline.it 22 novembre 2004
Parmalat --- Il Messaggero, II "tesoro" di Tanzi, Kroll nei guai
Il gruppo di investigatori più grande del mondo è al centro dell’attenzione, sotto accusa per i metodi utilizzati nel corso delle indagini che avrebbero portato al ritrovamento di parte di quel tesoro che Tanzi avrebbe collezionato nel corso degli anni. I dubbi riguardano molti incidenti che si sarebbero verificati nel corso del 2004, il più grave dei quali si riferisce al suicidio di un dipendente della Abbey National Bank avvenuto poco dopo un interrogatorio svolto dagli investigatori della Kroll.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/AB5C0D66B28E
16E3C1256F54003E1955/
www.ilsole24ore.com 19 novembre 2004
Bondi vince un round negli Usa La causa danni contro Citigroup non sarà spostata a New York, ma resterà nel New Jersey. E' di mercoledì la gestione del giudice americano che accoglie il contro-appello del commissario straordinario.
di Antonella Olivieri
Il commissario straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, segna un punto a suo favore nel contenzioso con le istituzioni che, a suo giudizio, avrebbero contribuito al crack di Collecchio. La causa per danni intentata contro Citigroup resterà infatti alla Superior Court del New Jersey-Bergen County, nonostante il colosso del credito Usa avesse fatto appello a settembre per spostare la causa a New York, dove già è pendente la class action. La decisione del giudice, che accoglie il controappello presentato il 22 settembre scorso dall'amministrazione straordinaria Parmalat, è arrivata infatti mercoledì 17. Un primo punto a favore di Bondi, dunque, nelle schermaglie legali appena iniziate negli Usa e che potrebbe costituire un precedente anche per le analoghe richieste presentate da Bank • of America e dai revisori della Grant Thornton e della Deloitte per spostare le cause danni nei loro confronti a New York. Da parte sua Citigroup ha già impostato un'offensiva legale a tutto campo, presentando anche ricorso al Tar del Lazio e preparandosi a contestare la possibile esclusione dalla lista dei creditori Parmalat. In particolare per quanto riguarda le operazioni di securitization con i veicoli Archimede ed Eureka, la tesi difensiva dei legali della banca Usa (che ha ingaggiato lo studio Clifford Chance) si basa sulla considerazione delle perdite — circa 280 milioni di euro — sofferte per avere organizzato le cartolarizzazioni Parmalat: gli acquirenti finali dei commercial paper, per il meccanismo insito nelle strutture di securitization, non hanno infatti perso nulla in quanto Citigroup ha dovuto farsi carico delle conseguenze del crack. «Perché avremmo dovuto aiutare Parmalat a mettere in piedi una truffa di cui saremmo stati i primi truffati?», argomenta la banca Usa. Sul programma informatico Enigma, messo a disposizione da Citigroup per ordinare le fatture destinate alla securitization, la banca Usa sostiene che si trattava di un programma standard e non di un prodotto ad hoc per Parmalat. Per quanto riguarda le altre operazioni controverse, le associazioni partecipazione tipo Vialattea e Buconero, la tesi difensiva è che si trattasse di operazioni confezionate allo scopo di sfruttare arbitraggi fiscali, ma che non era compito della banca intervenire sull'interpretazione dei principi contabili secondo cui cui registrarle nei conti di Parmalat.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.863
677521&chId=30
www.soldionline.it 19 novembre 2004:
Parmalat
Un punto a favore del commissario Bondi in merito alla vicenda Citigroup. La causa indetta contro l’istituto americano rimarrà alla Superior Court del New Jersey-Bergen County. Invano il tentativo, indetto tempo fa da Citigroup, di rimandare la causa a New York. E’ stato dunque accolta la richiesta avanzata il 22 settembre scorso dall’amministrazione straordinaria Parmalat.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/B974201D
F28F3B6FC1256F51003D9F6A/
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www.ilsole24ore.com 18 novembre 2004
Famiglia Tanzi, due nuovi indagati Sono Annamaria e Paolo, rispettivamente sorella e nipote di Calisto. Aumentano le istanze dei creditori Parmatour.
Si allunga la lista degli indagati per il crack di Collecchio. Annamaria Tanzi, sorella di Calisto ex patron della Parmalat, e Paolo Tanzi, uno dei nipoti dell'ex re del latte, sono entrati a fare parte del registro degli indagati. Annamaria, madre di Paola Visconti, la nipote «ribelle» di Calisto, peraltro anche lei indagata, è sempre stata persona defilata all'interno dell'azienda. A fare il suo nome però era stato lo stesso Calisto Tanzi in un interrogatorio che riguardava la vicenda degli sconti Tetrapak: sconti di cui, secondo l'ex patron di Parmalat, anche la sorella Annamaria avrebbe beneficiato. Paolo Tanzi, invece, è il figlio di Giovanni, pure lui indagato per il crack: il nipote di Calisto risulterebbe coinvolto - si ipotizza per concorso in bancarotta - per il ruolo ricoperto nel Cda di Parmalat. Il figlio del fratello dell'ex re del latte, peraltro, ha fatto parte dei Cda di numerose società del gruppo, tra cui, oltre alla Parmalat, anche la Boschi Luigi e il Parma Calcio. Con l'iscrizione nel registro degli indagati di Annamaria e Paolo Tanzi il numero delle persone nel mirino della Procura di Parma sale a 81: per molti di essi, si parla di una cinquantina di persone, la Procura starebbe per chiedere il rinvio a giudizio. La chiusura delle indagini, però, sembra dover ancora slittare di qualche settimana: infatti, prima, i pm parmigiani dovranno sentire ancora una volta Calisto Tanzi e, alla fine di novembre, Sergio Cragnotti e il genero Filippo Fucile, questi ultimi sulla questione Eurolat. Verifica crediti per Parmatour Questa mattina alla Camera di commercio di Parma si è svolta la seconda udienza per la verifica dei crediti riguardante Parmatour, holding turistica dei Tanzi da cui sarebbero spariti centinaia di milioni di euro. Le posizioni già verificate dai giudici fallimentari sono nel complesso 1.227: nella giornata di oggi ne sono state esaminate circa 600. La prima udienza si era svolta il 10 giugno ma alle porte ce n'è già una terza: infatti diverse posizioni, alcune delle quali ritenute più "spinose" di altre, verranno esaminate il 10 dicembre prossimo. Nello stesso giorno saranno verificati anche i crediti di «Hit», sempre appartenente alla galassia turistica dei Tanzi. Tra le molteplici posizioni creditizie verificate quelle di numerosi albergatori, tour operator, ma anche aziende come Telecom Italia, ammessa al passivo per oltre 141mila euro, o la Champion, ammessa per oltre 10mila euro. Domande di insinuazione, comunque, continuano ad arrivare: nel complesso, sfiorerebbero ormai le 1.300.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=590184&chId=30&ar
tType=Articolo&back=0
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www.litis.it 17/11/2004 9.28.16
- Parmalat, Cragnotti e Fucile indagati per caso Eurolat
L'ex patron della Cirio, Sergio Cragnotti, e il genero Filippo Fucile sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Parma nell'ambito delle indagini relative al crack del colosso di Collecchio. In particolare, entrambi sono indagati per concorso in bancarotta fraudolenta con riferimento alla vendita di Eurolat da parte di Cragnotti a Callisto Tanzi. Secondo i pm di Parma, incaricati dell'indagine, l'operazione di cessione dell'Eurolat sarebbe sospetta, tant'e’ che gia’ il numero uno di Capitalia, Cesare Geronzi, venne indagato in proposito qualche mese fa perche’, sulla base di quanto riferito da Tanzi e dall'ex direttore finanziario, Fausto Tonna, sarebbe stato proprio Geronzi a costringere Cragnotti alla vendita. A quanto si apprende Cragnotti avrebbe negato l'illiceita’ della vendita rispetto alla quale lui stesso rivendica una totale trasparenza. Intanto l'avvocato Giampiero Biancolella, difensore di Calisto Tanzi, ha smentito la notizia apparsa oggi su un quotidiano del ritrovamento del presunto tesoro dell'ex patron di Collecchio. Il legale dice che non c'e’ nessun panfilo 'nascosto' ma un'imbarcazione piu’ che nota gia’ messa all'asta. Non c'e’ nemmeno mezza Chamony di proprieta’ della famiglia Tanzi, ma solo tre appartamenti di entita’ modesta riferiti soprattutto alla moglie di Calisto Tanzi. E infine non vi e’ nemmeno alcuna novita’ di rilievo sulle movimentazione di conti relativi alla societa’ Whishaw Trading, che peraltro erano gia’ noti ai magistrati di Milano e Parma, quantomeno dal febbraio scorso.
http://www.litis.it/crogiu/news.asp?id=566
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www.ilsole24ore.com 16 novembre 2004
Mistero ancora fitto sul tesoro di Tanzi
In un rapporto dell'agenzia investigativa Kroll emergono beni per 9 milioni di euro. La difesa: proprietà personali già note. Ma manca all'appello un miliardo di dollari. E ora il mistero si infittisce anche intorno alla "Operazione Cumberland". C'era da aspettarselo, in una storia intricatissima nella quale i misteri sono stati il vero filo rosso fin dal primo giorno. Certo, in un crack delle dimensioni di quello del Gruppo di Collecchio, la questione del "tesoretto" di Calisto Tanzi non è probabilmente la più importante. In compenso, sembra fatta apposta per stuzzicare la curiosità popolare e attizzare la rabbia dei risparmiatori traditi. Calisto Tanzi è stato vittima di un complotto, complice consapevole dello stesso, o mariuolo? E' solo uno sprovveduto, oppure ha rubato a piene mani come sembrano convinti fin dal primo giorno gli inquirenti e il commissario straordinario Enrico Bondi? Per andare a fondo all'affascinante interrogativo, i nuovi vertici di Parmalat sono arrivati al punto da affidarsi alla Kroll, una multinazionale che si occupa di investigazioni aziendali e security. Ora è arrivato il rapporto delle "barbe finte": è dettagliato, contiene molte novità. Ma ancora una volta non è dirimente. Basti dire che, a fronte di un baratro da 14 miliardi di euro, ancora in buona parte da spiegare, gli investigatori hanno ricostruito un tesoretto da circa 9 milioni di euro, sui quali tra l'altro puntuale è arrivata la solita, dura smentita della difesa. Sia chiaro: 9 milioni di euro non sono affatto una miseria e, specialmente se messi insieme con l'inganno, sono uno schiaffo a investitori grandi e piccoli. Ma detto questo, e in attesa di chiarimenti definitivi che forse non arriveranno mai, l'elenco dei beni contenuto nel rapporto della Kroll induce anche una riflessione più leggera, quasi da chiacchiere di caffè all'aperto. Si tratta, a prima vista, dei tipici investimenti da "cumenda" di provincia con la testa sulle spalle che mette al sicuro i frutti delle sue diuturne fatiche. E dove lo fa? Ma nel mattone, dove altro. Quindi ecco gli appartamenti a Chamonix, località che fa fino e rende sempre bene. Se poi resta qualche soldo, allora niente di meglio di una bella barca e di liquidità sul conto corrente. Insomma, altro che voli pindarici da alta finanza. Quelli lasciamoli ai grandi esperti in doppiopetto, che devono abbindolare i pesci piccoli e per farlo disprezzano gli impieghi più tradizionali (salvo poi attingervi a piene mani quando si tratta dei loro denari). Là dove il genio dei numeri si manifesta è invece altrove, in un luogo molto lontano dalle piste di sci francesi. Come in ogni giallo che si rispetti, ci vuole una dissolvenza dalla cartolina di Chamonix alla grande rada di Montevideo. E' infatti in Uruguay che i segugi della Kroll si sono fermati e si sono dovuti arrendere. Le tracce svaniscono nel nulla quando si guardano i conti di una società che si chiama "Wishaw Trading", portandosi dietro la bella cifra di un miliardo di dollari. Ecco di nuovo il mistero. C'è un fiume immissario di denaro che arriva con certezza in Sudamerica, ma poi prende vie carsiche. Oggi l'avvocato Biancolella, agguerito difensore del Cavaliere di Collecchio, ha precisato che: 1) il fiume di denaro non si è diretto verso le tasche di Tanzi. 2) La società uruguayana era già nota agli inquirenti di Milano e di Parma. 3) Della questione si è già interessata, per incarico di Bondi, la PriceWaterhouse. 4) Tanzi ha denunciato per calunnia l'estensore del Rapporto Kroll. Elementi interessanti. Manca però la questione che più interessa tutti i poveri cirenei coinvolti, anche se non hanno beni al sole delle Alpi o del Sud America: questo miliardo di dollari, che a differenza dei 9 milioni di euro qualche conforto ai truffati lo potrebbe dare, che fine ha fatto? Da qualche parte ci sarà pure un fiume emissario. Nessuna idea in merito? Cragnotti e Fucile indagati a Parma per Eurolat L'ex patron di Cirio Sergio Cragnotti è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Parma nell'ambito dell'indagine sul crack Parmalat. Indagato risulta anche il genero dell'ex presidente della Lazio, Filippo Fucile, ex direttore finanziario di Cirio Spa. Cragnotti - si è saputo - sarà interrogato negli ultimi giorni di novembre dai magistrati emiliani sulla vicenda Eurolat, la società ceduta a Calisto Tanzi nel 1999 per 334,8 miliardi di lire: soldi poi girati alla Banca di Roma in quanto creditrice della Cirio. La vendita di Eurolat, che è stata al centro di numerosi interrogatori nei mesi dell'inchiesta sul crack Parmalat, è un'operazione giudicata «quanto meno strana» dagli investigatori, alla luce delle difficoltà finanziarie in cui versava la società. Una vendita - secondo quanto riferito dallo stesso Cragnotti - che fu trasparente e assolutamente non subordinata, come ipotizzato dagli inquirenti romani, da alcuna pressione della Banca di Roma, istituto di credito al quale facevano riferimento i due colossi alimentari. Cragnotti e Fucile furono arrestati nel febbraio scorso (per poi essere rimessi in libertà dopo alcuni mesi) in seguito a un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sul crack della Cirio. Entrambi sono stati indagati anche dalla Procura di Milano nell'indagini sui bond Cirio.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=588649&chId=30&artType=Articolo&back=0
www.soldionline.it 16-11-2004
Parmalat -- La notizia riportata dai quotidiani riguarda i primi indizi di quello che è stato definito il tesoro di Tanzi.
La Kroll, la più grande agenzia investigativa del mondo, su commissione di Enrico Bondi tramite lo studio legale di Londra, Weil, Gotshal & Manges, avrebbe fatto alcune importanti scoperte di cui, lo yacht da trenta metri trovato nel retro di un cantiere navale a La Spezia, rappresenta la minore. Individuati 8,9 milioni di euro, si legge nel report dell’agenzia, che appartengono a Tanzi e ai suoi complici, esclusi i beni immobili (scoperto un elenco di appartamenti a Chamonix). Alcune fonti avrebbero poi informato di voci che collegavano Tanzi ad aziende parallele e al crimine organizzato in diversi paesi.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/1CE9EAD24C6D8
2FAC1256F4E00408012/
www.soldionline.it 15-11-2004
Parmalat Milano Finanza, “12 mesi passati invano?”
L’articolo fa un bilancio della situazione a 12 mesi dall’inizio dello scandalo. A subire i danni maggiori sono stati il mercato e i piccoli risparmiatori soprattutto, tanto che, eccetto Terna e Enel3, nessuna delle nuove entrate in borsa si può definire riuscita. Notizie positive invece dal fronte Consob, sembra infatti che il suo ruolo sia sempre più al centro dell’attenzione e che ci sia la reale volontà di renderla più interventista. L’attenzione si è poi concentrata anche su Borsa Spa che, nell’ultimo periodo, ha intensificato il suo ruolo di vigilanza provvedendo più volte alla sospensione delle contrattazioni per garantire maggiore sicurezza informativa. Più vigili anche le società di rating, travolte a pieno dallo scandalo. Il problema più grave e che comporterà tempi lunghi riguarda il recupero del rapporto di fiducia tra banche e risparmiatori.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/92F106DAD
81BBEC1C1256F4D0043E704/
www.ilsole24ore.com -- 11 novembre 2004
Il rilancio di Collecchio
Parmalat, Bondi aggiorna il piano Il commissario verifica la «congruenza» fra i conti 2004 e il progetto industriale al 2006. Intesa con gli advisor Mediobanca e Lazard per la quotazione del gruppo alimentare entro l'estate, forse già a primavera.
di Vincenzo Del Giudice
Il team che lavora al ritorno in quotazione della Nuova Parmalat ormai ha incontri settimanali a Collecchio. Riunioni che sono diventati di routine. Il terzetto composto dal commissario straordinario Enrico Bondi e dai due advisor Mediobanca e Lazard molto probabilmente a metà gennaio sarà pronto per presentare il prospetto informativo e avviare così la la fase finale del progetto di quotazione. Bondi avrebbe voluto che già entro quest'anno tutto il lavoro fosse pronto, mentre Mediobanca e Lazard in realtà indicavano una data più vicina alla primavera. A questo punto, però, pare che metà gennaio possa mettere d'accordo tutti, così da arrivare alla quotazione entro l'estate, forse prima. Ma non è tutto. C'è qualcosa di importante che potrebbe accadere e cioè che il piano industriale possa subire delle variazioni. Infatti, nelle ultime settimane Bondi, Mediobanca e Lazard stanno focalizzando i risultati prospettici dell'esercizio 2004 e il business plan 2005-2006. Questo lavoro - si racconta nelle stanze dell'industria di Collecchio - ha come obiettivo quello di verificare la congruenza che questi dati hanno con quelli inseriti nel piano approvato dal ministero delle Attività Produttive. E se non dovesse esserci quella che a Collecchio chiamano «congruenza» succederà che il piano stesso approvato lo scorso luglio possa essere rivisto. Naturalmente, questa possibilità che al momento non è stata confermata, in realtà è scritta nei fatti. Il piano, come si ricorderà, parla di un fatturato che oggi (a luglio, quando è stato approvato, ndr) è di 5,6 miliardi, scenderà immediatamente - si era detto alla presentazione - a 3,8 per risalire poi a 4 miliardi; il mol dal 2,6%, andrà al 5,8% per arrivare poi a rispettare il target dell'11%». Relativamente all'Italia, il commissario di Parmalat, aveva parlato di ricavi netti 2003 di 1.496 milioni che arriveranno a 1.338 milioni attraverso la dismissione delle attività non core per poi risalire a 1.459 milioni. Il margine, al 3,5%, salirà al 5,2% con la cessione di attività in perdita. Quanto al debito la nuova Parmalat - spiegava Bondi - dopo aver risanato quello della capogruppo, sulle operative rimarrebbe un debito da 1,2 miliardi, destinato a scendere a seguito di cessioni e dismissioni a 0,6 miliardi. Cosa di questo scenario potrà cambiare, e soprattutto in che misura, lo si saprà quando questa specie di ricognizione sarà terminata, non prima. Per adesso, come si diceva, il team che sta lavorando al ritorno sul listino della Parmalat va avanti senza intoppi. Infine, Enrico Bondi accende un faro sui finanziamenti erogati dal sistema bancario a Parmatour nel corso del 2003. Secondo quanto riferito da fonti finanziarie, Bondi avrebbe dato mandato ai suoi legali di valutare la possibilità di procedere ad azioni revocatorie in relazione alla ristrutturazione del debito di Parmatour effettuata da un pool di banche nell'aprile del 2003.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.829804699&chId=30
www.soldionline.it -- Ecco le notizie presenti sulla stampa oggi 11 novembre 2004:Parmalat
Di nuovo Parmalat in primo piano.In vista nuove azioni legali che coinvolgeranno in particolare gli istituti che dal 18 novembre verranno ammessi nella lista dei creditori del gruppo. Nel mirino del commissario Bondi potrebbero dunque finire Mcc, Bam, Ifitalia e altri. Sono prossime oramai nuove azioni legali che coinvolgeranno in particolare gli istituti che dal 18 novembre verranno ammessi nella lista dei creditori di Parmalat. Nel mirino del commissario Bondi potrebbero dunque finire Mcc, Bam, Ifitalia e altri. Ora le indagini si stanno rivolgendo in particolare alla posizione di Parmatour, gruppo in cui sarebbero finiti almeno 900 milioni di euro provenienti dalle casse di Parmalat. Fino al 22 ottobre sono state già una cinquanta circa le manifestazioni di interesse riguardanti al cessione di Parmatour che si prevede avverrà in toto, compresi quindi villaggi, tour operator, agenzie.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/738685A2A
01EAE17C1256F4900425E60/
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www.soldionline.it Ecco le notizie presenti sulla stampa oggi 10 novembre 2004: Parmalat
Continuano le indagini relative al crack Parmalat.
Sui principali quotidiani di oggi sono presenti gli ultimi aggiornamenti. E’ stato reso noto solo ieri che circa un mese fa il procuratore di Parma Vito Zincani ha sentito Francesco Cossiga, Massimo D'Alema e Donatella Dini come persone informate sui fatti in merito all’inchiesta relativa alla violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Secondo quanto rilevato dalle indagini il gruppo di Collecchio, nel corso degli anni novanta, avrebbe provveduto a versare annualmente ai politici circa 2 miliardi all’anno. Sarebbero già stati sentiti anche il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno, e il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Al momento nessuno politico risulta iscritto al registro degli indagati.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/7FF12
0992D97A8F4C1256F48003F29C7/
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Prorogata al 20 dicembre la chiusura di due procedimenti per inottemperanza concernenti Parmalat
Testi disponibili:
Provvedimento n. 13681
L'AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 21 ottobre 2004; SENTITO il Relatore Professor Michele Grillo; VISTA la legge 10 ottobre 1990, n. 287; VISTA la legge 24 novembre 1981, n. 689; VISTA la propria delibera del 22 luglio 2004, con la quale è stata contestata alla società Parmalat S.p.A. la violazione dell'articolo 19, comma 1, della legge n. 287/90, per non aver ottemperato alla delibera del 27 luglio 1999; VISTI gli atti del procedimento; CONSIDERATO che Parmalat ha dichiarato, in data 15 ottobre 2004, di voler produrre ulteriore documentazione in merito alle vicende oggetto della presente istruttoria entro la data del 25 ottobre 2004; CONSIDERATE la rilevanza e la complessità degli elementi informativi acquisiti, nonché la necessità di disporre di un adeguato lasso di tempo per la valutazione degli stessi; RITENUTO, pertanto, necessario disporre il differimento del termine di conclusione del procedimento, anche per consentire alla Parte il pieno esercizio del proprio diritto alla difesa; DELIBERA di prorogare al 20 dicembre 2004 il termine per la chiusura del procedimento. Il presente provvedimento verrà notificato ai soggetti interessati e pubblicato ai sensi di legge.
Provvedimento n. 13682 L'AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 21 ottobre 2004; SENTITO il Relatore Professor Michele Grillo; VISTA la legge 10 ottobre 1990, n. 287; VISTA la legge 24 novembre 1981, n. 689; VISTA la propria delibera del 22 luglio 2004, con la quale è stata contestata alla società Parmalat S.p.A. la violazione dell'articolo 19, comma 2, della legge n. 287/90, per non aver ottemperato agli obblighi di comunicazione preventiva delle operazioni di concentrazione ai sensi dell'articolo 16, comma 1, della legge n. 287/90; VISTI gli atti del procedimento; CONSIDERATE la rilevanza e la complessità degli elementi informativi acquisiti e la necessità di disporre di un adeguato lasso di tempo per la valutazione degli stessi; RITENUTO, pertanto, necessario disporre una proroga del termine di conclusione del procedimento; DELIBERA di prorogare al 20 dicembre 2004 il termine per la chiusura del procedimento. Il presente provvedimento verrà notificato ai soggetti interessati e pubblicato ai sensi di legge.
www.agcm.it
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069AF9C1256F46003D83C6?OpenDocument
www.soldionline.it 08-11-04
Parmalat --- L'Arena di Verona “I risparmiatori contro Parmalat” 110 risparmiatori veneti si sono costituiti parte civile nel processo istruito dalla Procura di Milano, seguiti dall’avvocato Gian Carlo Moro. Moro ieri, in occasione del convegno «Risparmio e previdenza privata» promosso dalla Federconsumatori e dalla Cgil di Venezia, svoltosi al centro Candiani di Mestre, si è detto fiducioso nella buona conclusione del procedimento.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/CE020876B5C4F815
C1256F46003E8D64/
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www.assinews.it -- IL CRACK DI COLLECCHIO -- Il commissario straordinario contro la banca Usa per bancarotta fraudolenta -- Bondi, denuncia-bis a Citigroup -- L’esposto consegnato al Procuratore capo di Parma Vito Zincani -- BoA: «Siamo i più danneggiati da Tanzi»
La Procura emiliana ipotizza l’associazione per delinquere MILANO 1 Il commissario straordinario Enrico Bondi torna a «sciabolare» con le banche estere, denunciando Citigroup per bancarotta fraudolenta alla procura di Parma. L’esposto (più di trecento pagine) è stato depositato ieri dai legali Marco De Luca e Manuela Cigna negli uffici del Procuratore capo, Vito Zincani e fa seguito a una simile azione legale intentata a metà ottobre contro Bank of America. Anche in questo caso, l’accusa sollevata da Bondi è di concorso in operazioni finanziarie «dolose», strutturate dalla banca americana insieme agli ex manager della Parmalat per tenere in piedi un gruppo di fatto fallito, ma tali da aggravare il dissesto della società, crollata sotto il peso di 14 miliardi di euro di debiti. Oltre alla bancarotta fraudolenta «impropria», l’esposto contro ignoti ipotizza anche la «distrazione» di ingenti somme, nascoste dietro la voce commissioni, pagate dalla Parmalat ai funzionari della banca. Le due denunce del commissario arrivano proprio mentre gli inquirenti di Parma si apprestano a definire i capi di imputazione nei confronti di una cinquantina di indagati, tra cui Calisto Tanzi e gli altri ex dirigenti del gruppo. Ieri, lo stesso Procuratore nel precisare che «le indagini non sono chiuse», non ha escluso che la posizione di qualche banca potrebbe rientrare addirittura già in questo primo troncone di indagine dove i reati contestati vanno dalla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio fino all’associazione per delinquere. Nel frattempo nelle aule dei Tribunali si consuma un estenuante braccio di ferro tra Bondi e le banche estere (Citigroup contro Parmalat ha presentato ricorso al Tar e al giudice fallimentare di Parma), con cui si misurano i rispettivi rapporti di forza prima di avviare l’eventuale trattativa per la riammissione al passivo dei crediti che il commissario aveva in prima battuta cancellato. Come per Deutsche Bank, la valutazione in corso tra i civilisti dello studio legale Lombardi propenderebbe per il ripescaggio dei crediti reclamati da Citigroup relativi agli anticipi sulle fatture effettuate attraverso le operazioni di securitization Archimede-Eureka: secondo i calcoli della PricewaterhouseCooper, tra il 2002 e il 2003 i finanziamenti ricevuti da Parmalat sotto forma di «anticipazioni di fatture emesse» sono stati pari a 1.500 milioni di euro, di cui quelli attribuiti a City-Eureka 280 milioni di euro a fine 2002 e 282 milioni di euro al 31 dicembre 2003. Si tratta di vedere quale quota di tale cifra potrebbe essere «ripescata», senza nulla togliere agli aspetti penali evidenziati dalla denuncia di Bondi, secondo la quale sarebbero state proprio le modalità «di svolgimento delle operazioni di anticipo su fatture che hanno portato ad una crescita patologica dell’esposizione verso le banche e altri istituti finanziari». È il caso del sistema Eureka-Archimede messo in piedi nel 1995 con l’installazione presso gli uffici di Collecchio di Parmalat del sistema informatico Enigma per la selezione delle fatture, gestito successivamente da Londra dai funzionari di Citigroup. E proprio Enigma sarebbe la prova «principe» per dimostrare come Citigroup fosse a conoscenza della reale situazione debitoria della Parmalat, ipotesi supportata dalle e-mail delle comunicazioni intercorse tra Collecchio e Londra, allegate nel dossier appena depositato. Non solo, le operazioni di cartolarizzazione, secondo quanto accertato dalla consulenza Chiaruttini, costituirebbero una «forma mascherata di finanziamento» alla Parmalat, coperta dalla sottoscrizione di subordinated notes da parte della società off-shore Curcastle (65 milioni di dollari a ottobre 2003), una delle «discariche» dove venivano fatti sparire parte dei debiti. Nella denuncia di Bondi vengono citate altre operazioni ritenute «dolose», attribuibili sempre a Citigroup: i contratti di associazione in partecipazione di Geslat- Buconero e il put Canada. Dai calcoli dei consulenti del commissario, entrambe le operazioni di finanziamento «mascherato» (240 milioni di euro) non sono mai state contabilizzate nei bilanci, contribuendo ad occultare la reale posizione debitoria del gruppo. Nella guerra di nervi tra il commissario e le banche estere, ieri è scesa in campo, ancora una volta, Bank of America. La quale ha respinto le accuse di complicità nel crack di Colleccchio — ritenendole «infondate» — e ha denunciato il diverso comportamento tenuto da Bondi nei confronti delle banche estere. In un documento depositato al tribunale fallimentare di Parma una settimana fa, BofA ricorda di essere «il secondo creditore del gruppo Parmalat e quindi uno dei più danneggiati dall’insolvenza di quest’ultima»: dal 2002, si ricorda, la banca ha aumentato di circa il 25% la propria esposizione non garantita verso Parmalat per 115 milioni di dollari. Per Bofa, la tesi secondo la quale l’istituto di credito «abbia continuato a finanziare per milioni di dollari una società di cui conosceva lo stato di insolvenza al solo fine di percepire le commissioni» è priva di logica, al contrario «dimostra la buona fede e la mancata conoscenza della frode da parte della banca». MARA MONTI
http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole061104pa.pdf
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Roma, 3 novembre
Ministero delle Attività Produttive Comunicato stampa
PARMALAT: ACCORDO SOCIETA’ E ORGANIZZAZIONI SINDACALI
Il 3 di Novembre 2004 in Roma, presso il Ministero delle Attività Produttive, alla presenza dell’ ing. Massimo Goti D.G. Direzione Generale Sviluppo Produttivo e Competitività, del dott. Paolo Ruta, responsabile dell’Ufficio Iniziative per le imprese in crisi, nonché della dott.ssa Matilde Mancini D.G. Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si sono incontrati per il Gruppo Parmalat S.p.A. il Commissario Straordinario Dott. Enrico Bondi accompagnato dal rappresentante dell’Unione Parmense degli Industriali, Dott. Claudio Robuschi, e le Segreterie Nazionali di FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL e UGL, con la partecipazione delle Segreterie territoriali FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA- UIL e delle RSU dei siti produttivi delle Società allo scopo di definire le linee guida per la disciplina dei rapporti di lavoro e delle relazioni tra Società e Organizzazioni Sindacali nell’attuazione del Piano Industriale. Tra le parti è stato raggiunto un accordo che prevede: 1. Nell’attuazione del Piano Industriale e con particolare riferimento alle attività ritenute non più rientranti nelle strategie del Gruppo, saranno adottate soluzioni atte a perseguire il rinvenimento di soluzioni occupazionali per i dipendenti interessati, ovvero saranno utilizzati idonei ammortizzatori per i dipendenti in esubero. 2. Accanto alle cessioni di partecipazioni, si individueranno nella cessione di azienda e/o di ramo d’azienda gli strumenti ai quali far ricorso in caso di dismissioni per le realtà considerate “non core”. In tali casi verrà data applicazione al sistema di garanzie e di tutele di cui, tra l’altro, all’art. 2112 del Codice Civile e successive modifiche, a seguito di negoziato in sede sindacale. 3. Nella individuazione e selezione degli acquirenti verrà riservata particolare attenzione ai soggetti di comprovata capacità industriale e alla presenza di programmi che, accompagnati da adeguati piani di investimento, perseguano l’obiettivo di salvaguardare i livelli di occupazione. 4. Al fine di consentire una gestione equilibrata di eventuali impatti sui livelli occupazionali, derivanti dai possibili processi di riorganizzazione del Gruppo, saranno attivati mediante specifici negoziati in sede sindacale tutti gli strumenti disponibili a tale scopo (ad esempio, pensionamenti, mobilità anche volta al pensionamento etc.) nonché tutte quelle iniziative in grado di favorire il ricollocamento del personale in esubero. 5. L’impegno a realizzare un programma periodico di verifiche congiunte sullo stato di attuazione del Piano Industriale, con particolare riferimento ai relativi profili di natura occupazionale e sociale, attraverso incontri che avranno luogo su base trimestrale o su richiesta di una delle Parti. 6. La necessità di avviare il rilancio del gruppo attraverso processi di innovazione di prodotto e di processo Gli investimenti che caratterizzeranno il rilancio saranno finalizzati a: - elevazione della capacità nutrizionale dei prodotti - salubrità del prodotto - trasparenza nella filiera, dalla materia prima al consumo - sviluppo del marketing su prodotti ad alto valore aggiunto e di nuova introduzione - efficienza ed efficacia del canale distributivo - sviluppo tecnologico finalizzato alla massima efficienza degli impianti ed alla tutela del prodotto - implementazione e sviluppo di funzioni di governo del gruppo - razionalizzazione ed ottimizzazione delle funzioni gestionali del gruppo - efficiente gestione e sviluppo delle risorse umane Le parti hanno convenuto di attivare un tavolo di confronto e negoziazione entro il 15.03.2005 per valutare il piano di investimenti inerenti al triennio 2005 – 2007.
http://www.minindustria.it/pdf_upload/comunicati/phpwgUP4c.pdf
www.soldionline.it 2 novembre 2004
Dopo Bank of America il commissario Bondi continua la sua battaglia contro gli istituti esteri e passa ora ad attaccare Citigroup.
L’accusa è dura, Bondi e i suoi legali avrebbero presentato degli elementi sulla base dei quali potrebbero nascere diversi capi di imputazione. In primo luogo l’istituto sarebbe stato attivo negli ultimi quattro anni di attività di Parmalat, nella gestione delle cartolarizzazioni dei crediti delle vendite. Citigroup avrebbe operato tramite due società: Archimede e Eureka. Ancora da dimostrare se Citigroup fosse realmente a conoscenza della situazione finanziaria in cui si trovava Parmalat.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/DBF1F8C8D5CAE201
C1256F40003D9C03/
 

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