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Marzo 2005

In questo spazio le notizie vengono inserite in modo che l'ultima trasferita sia in fondo alla pagina.

Rassegna stampa giuridica fornita da IusOnDemand srl, www.lexia.it/newsletter
www.ansa.it 1 marzo 2005
Parmalat: cda decide concambi e ritorno in Borsa La richiesta sara' avanzata alla Consob in settimana (ANSA) - MILANO, 1 MAR - Il cda della nuova Parmalat ha deciso in concambi tra azioni e crediti e la richiesta di ritorno agli scambi in Borsa a Piazza Affari. La richiesta sara' avanzata entro la settimana alla Consob. I concambi sono: rispetto all'importo riconosciuto dal giudice fallimentare in sede di ammissione ai passivi, i creditori di Parmalat Finanziaria avranno in azioni il 5,7%, quelli di Parmalat spa il 7%, il 100% i creditori di Eurolat e Lactis, il 5% quelli di Parmalat Finance bv. /writer
http://www.ansa.it/settori/webnews/20050301225033301671.html

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news.findlaw.com 2 marzo 2005
N.J. Judge: Parmalat Can Sue Citigroup By LINDA A. JOHNSON AP Business Writer TRENTON, N.J. (AP) - Parmalat SpA, the huge Italian dairy firm in bankruptcy amid one of Europe's worst business scandals, can sue Citigroup Inc. and other financial firms to recover damages, a judge ruled Monday. Bergen County Superior Court Judge Jonathan N. Harris rejected the defendants' motion to dismiss the case against them. The lawsuit was filed in Hackensack last July on behalf of Enrico Bondi, the turnaround expert appointed to try to salvage Parmalat's global empire, which appears to be missing roughly $18 billion. Parmalat, best known for its brand of extended-shelflife milk, once had more than 36,000 workers in plants on six continents. Its subsidiaries include Farmland Dairies LLC, based in Wallington, N.J., which is in voluntary bankruptcy proceedings in New York. Citigroup Inc. of New York, Citibank N.A., two other affiliated companies and a London-based financial company with which they have done business had argued that for various reasons New Jersey was not the proper location for the litigation. They had argued that the Italian courts could better handle the case. Citigroup, which served as a financial adviser and investment bank to Parmalat, is accused in the lawsuit of setting up complex financial transactions to hide Parmalat's massive debt and artificially increase its cash flow. In a 61-page decision filled with puns such as one calling Parmalat "the soured Coca-Cola of milk," Harris ruled Monday that New Jersey Superior Court is "fully capable of addressing Parmalat's intriguingly convoluted state of affairs" and can bring a "just, swift and effective resolution for all concerned." He noted that both the defendants and plaintiffs do business in New Jersey, making it an appropriate venue. Citigroup spokeswoman Christina Pretto said her company believes the case is without merit. "We will continue to contest it vigorously," Pretto said. She said that in reviewing Citigroup's motion to dismiss the lawsuit, the judge "was required to assume that all the allegations in the complaint were true, which plainly is not the case." Harris rejected the company's claim that Citigroup helped to worsen Parmalat's money problems. But he let stand claims including fraud, negligent misrepresentation, unjust enrichment and the violation of federal racketeering laws. Edward Roussel, a London-based spokesman for Parmalat, said the company was "basically letting the judge's decision do the talking," rather than discussing it. "We're preparing for the next stage of the case," Roussel said. That would be the discovery process, involving attorneys exchanging documents and taking depositions from witnesses, which could begin as soon as mid-March. Bondi, Parmalat's government-appointed administrator, has been arguing in lawsuits against several financial institutions that they knew about Parmalat's perilous financial straits before it officially crashed in December 2003, concealed the problems and continued to lend it money to earn commissions. One Italian bank already has agreed to pay Parmalat nearly $200 million to escape court action. Bondi reportedly is seeking up to $10 billion in damages from Citigroup and the other defendants, although spokespeople for both sides could not immediately confirm that amount Monday. Citigroup shares fell 58 cents to $47.70 Monday on the New York Stock Exchange.
http://news.findlaw.com/ap_stories/f/1310/
-2005/20050228133006_31.html

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da il www.ilsole24ore.com - a cura di Radiocor 03 mar 2005 19:12
Parmalat: bond fermi dopo concambi, attesa per azioni legali Radiocor - Milano, 03 mar - Il mercato obbligazionario non reagisce all'ufficializzazione da parte di Parmalat dei nuovi concambi per lo swap tra debito e azioni della nuova societa'. Le quotazioni dei bond di Collecchio, che nell'ultimo periodo avevano registrato forti volumi in acquisto, si sono stabilizzate su tutta la curva del debito del gruppo emiliano nell'area 22-23 centesimi.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=news_sez&chId=
30&radioId=15777296&sezId=8722

www.soldionline.it del 04/03/2005
Parmalat
La Repubblica riporta le smentite di Unicredit e di Banca Intesa alle accuse di aver scaricato sui risparmiatori i bond Parmalat nel 2003.
Secondo MF, nei prossimi giorni il commissario straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, potrebbe far partire una serie di azioni revocatorie con una decina di istituti di factoring, che negli scorsi anni scontavano le fatture emesse dal gruppo di Collecchio. L’ammontare di queste azioni dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro. Tuttavia, stando a quanto scritto su Il Sole 24 Ore, la nuova legge sul risparmio potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alle azioni revocatorie contro gli istituti bancari. Uno scenario del genere potrebbe rallentare il processo di ristrutturazione del gruppo, portando al rinvio del ritorno della società a Piazza Affari, attualmente previsto per il mese di luglio.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs
/A1767D0330BE7177C1256FBA00398951/
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it.news.yahoo.com Giovedì 10 Marzo 2005, 17:19
Parmalat, Tanzi interrogato per ultima volta, dice pm
PARMA (Reuters) - Si è concluso oggi pomeriggio alla procura di Parma il nono interrogatorio dall'inizio dell'anno, e l'ultimo, dell'ex patron di Parmalat Calisto Tanzi da parte dei magistrati che conducono l'inchiesta sulla bancarotta del gruppo di Collecchio, precipitato alla fine del 2003 in un buco da 14 miliardi di euro. "Per noi è l'ultimo interrogatorio", ha detto la pm Antonella Iofrredi ai giornalisti al termine dell'atto, cui ha preso parte anche la collega Silvia Cavallari. "Tanzi ha fornito una ricostruzione interessante e unitaria della vicenda, utile a chi dovrà vagliarla", ha aggiunto. L'ex proprietario di Parmalat era arrivato attorno alle 10,30 con i suoi avvocati Fabio Belloni e Gian Piero Biancolella. "L'interrogatorio non è stato secretato, e non si è parlato del settore turismo - ha detto Biancolella all'uscita ai giornalisti - E' un processo molto complesso, si tratta di una azienda che aveva 10 miliardi di bond. Noi restiamo sempre a disposizione". Prima di entrare l'avvocato aveva detto che quello di oggi sarebbe stato un interrogatorio "tappabuchi", per tornare su "questioni rimaste da approfondire". CONTINUANO INTERROGATORI TESTI SU SETTORE TURISMO Fonti giudiziarie hanno riferito che il pm Vincenzo Picciotti sta interrogando in queste ore altri testimoni nell'ambito del filone che riguarda le società turistiche. Proprio il pm Picciotti due giorni fa ha ascoltato come persona informata sui fatti Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia riguardo alle presunte implicazioni del gruppo romano in alcune operazioni con l'ex colosso agroalimentare. Nel corso di numerosi interrogatori, Tanzi ha più volte accusato l'allora Banca di Roma, oggi gruppo Capitalia, per il ruolo svolto in operazioni quali la vendita delle società Eurolat e Ciappazzi, sostenendo di esser stato in qualche modo forzato dagli stessi vertici della banca ad effettuare l'acquisto delle due società. Secondo Tanzi, anche nell'accordo delle Ferrovie dello Stato con la società turistica Itc (poi Hit), del gruppo Parmalat, avrebbe avuto un ruolo Banca Roma. Sul capitolo turismo dell'affare Parmalat, sono stati interrogati dai pm di Parma nelle scorse settimane anche il manager Nicola Catelli -- già socio della Hit International, poi confluita in Parmatour (holding turistiche della famiglia Tanzi), ritenuto uomo di collegamento fra Collecchio e la Banca di Roma -- e, come persona informata dei fatti, l'ex presidente e ad delle Ferrovie dello Stato Giancarlo Cimoli, attuale amministratore delegato di Alitalia. A fine febbraio, inoltre, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone, fra cui Tanzi e l'ex ad di Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci, ipotizzando il reato principale di truffa per la joint venture costituita negli anni '90 fra la società turistica delle Ferrovie e quelle del gruppo Parmalat. A Milano resta aperto il filone d'inchiesta sulle presunte responsabilità di istituti bancari italiani ed esteri in relazione al dissesto da oltre 14 miliardi di euro del gruppo di Collecchio. Per questa tranche d'inchiesta è ancora attesa la chiusura indagini e la successiva presentazione delle richieste di rinvio a giudizio nei confronti di almeno quattro banche estere e una società italiana e di un numero ancora imprecisato di funzionari. La procura di Parma conduce invece l'inchiesta principale sul crack con l'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta a carico di gran parte degli stessi imputati dell'udienza preliminare di Milano
http://it.news.yahoo.com/050310/58/357dj.html
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www.repubblica.it 17 Marzo 2005
Indagati 5 istituti di credito e tredici persone fisiche Il reato ipotizzato è di concorso in aggiotaggio Parmalat, chiuse indagini su banche Verso richiesta rinvio a giudizio
Protesta dei risparmiatori davanti alla Banca d'Italia MILANO - La Procura di Milano ha notificato la chiusura delle indagini a 5 istituti di credito nell'inchiesta sul crac del Gruppo Parmalat. Provvedimento che potrebbe preludere alla richiesta di rinvio a giudizio, nel filone che riguarda le banche coinvolte nel crac della Parmalat. Il reato ipotizzato nei loro confronti è quello di concorso in aggiotaggio. Gli istituti di credito indagati come persone giuridiche sono cinque: Ubs, Citibank, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Nextra. Avrebbero diffuso false notizie di mercato per influenzare l'andamento dei titoli Parmalat. In quanto alle persone fisiche, gli indagati sono tredici. L'avviso di conslusione indagini è firmato dai tre pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino.
http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/economia
/parmalat/indabanche/indabanche.html
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it.news.yahoo.com Giovedì 17 Marzo 2005, 20:19
Quotazioni Parmalat, chiusa indagine su 5 banche per aggiotaggio Di Clara Ferreira Marques e Giada Zampano
MILANO (Reuters) - I magistrati milanesi hanno chiuso le indagini sul capitolo delle presunte responsabilità delle banche italiane ed estere nel crack finanziario Parmalat (Milano: PRFI.MI - notizie - bacheca) , avvisando 20 soggetti -- di cui 13 persone fisiche e 7 persone giuridiche -- per il reato di concorso in aggiotaggio, un primo passo in attesa delle richieste di rinvio a giudizio. Lo si legge nell'avviso di conclusione indagini, depositato oggi dai pm milanesi Francesco Greco, Carlo Nocerino ed Eugenio Fusco, ottenuto da Reuters. Un documento di 13 pagine in cui i pm ricostruiscono le singole operazioni con cui le banche, attraverso loro funzionari, avrebbero diffuso false informazioni al mercato al fine di provocare "sensibili alterazioni dei prezzi dei titoli Parmalat quotati alla Borsa di Milano e degli altri strumenti finanziari (bond) emessi da Parmalat o collegati al suo rischio (credit default swap)". Le sette persone giuridiche avvisate sono: Deutsche Bank (Xetra: 514000.DE - notizie) e Morgan Stanley, sia per le sedi di Milano che per quelle londinesi, Citigroup (NYSE: C - notizie) (sede Citibank Milano), Ubs (sede Londra) e l'italiana Nextra, società di gestione di Banca Intesa (Milano: BIN.MI - notizie - bacheca) . Le persone fisiche accusate sono -- tutte tranne un funzionario di CSFB -- dipendenti delle banche avvisate come persone giuridiche, fra cui dirigenti di alto livello sia italiani che londinesi con incarichi nel settore del capital market. A commento delle accuse dei pm, una portavoce di Citigroup ha detto che "se perseguite in tribunale... non potranno essere provate". Mentre Ubs ha scritto in un comunicato che tutte le sue operazioni sono state legali e che la banca "si difenderà vigorosamente" in ogni eventuale procedimento a suo carico. Deutsche Bank ha negato di avere commesso alcun atto illecito e ha detto di sostenere pienamente i propri impiegati in questa vicenda. Morgan Stanley ha detto di ritenere che "non ci siano le basi di fatto o di diritto che giustifichino alcuna azione legale", mentre Nextra e CSFB non hanno rilasciato commenti. Alcuni degli istituti bancari diventeranno azionisti chiave nella nuova Parmalat, quando si quoterà in borsa dopo uno swap debt-for-equity da 12 miliardi di euro. VERSO IL RINVIO A GIUDIZIO La chiusura indagini su questo filone del dissesto finanziario del gruppo di Collecchio, da oltre 14 miliardi di euro, era attesa da mesi ed è il passo preliminare alle probabili richieste di rinvio a giudizio. Al deposito dell'avviso di chiusura indagini (415 bis del codice di procedura penale) seguirà un lasso di 20 giorni in cui gli indagati potranno chiedere nuove indagini e nuovi interrogatori. Dopo questo periodo, i magistrati potranno procedere alle richieste di rinvio a giudizio. I singoli accusati, si legge nel documento, sono: per Ubs (Virt-X: UBSN.VX - notizie) , Fabio Lisanti (direttore generale Mercato dei capitali a Londra) e Patrizia Cozzoli (direttore Mercato capitali Londra fino al luglio 2003); per Nextra, l'Ad Giovanni Landi, Antonio Cannizzaro e Marco Valsecchi (entrambi addetti al servizio obbligazioni), Marco Ratti (responsabile Area Strategia e Investimenti); per Morgan Stanley, Carlo Pagliani (responsabile branch per attività bancaria a Milano) e Paolo Basso (vice president Global Capital Markets di Londra), per Deutsche Bank, Massimo Armanini (dirigente DB spa), Marco Pracca, (direttore centrale DB spa, settore aziende) e Tommaso Zibordi (dirigente Debt Capital Markets-Italy a Londra); per Citibank, Paolo Botta (relationship manager Citibank, Milano, addetto alle relazioni con Parmalat). A questi si aggiunge Giaime Cardi, dipendente di Credit Suisse, accusato in concorso con altri dirigenti CSFB non ancora identificati. La procura milanese ha già avviato il processo con rito immediato contro due ex revisori di Parmalat, mentre altri 27 imputati e tre società -- Bank of America (NYSE: BAC - notizie) e i revisori Deloitte & Touche e Italaudit -- sono in attesa della decisione sul rinvio a giudizio nell'udienza preliminare in corso a Milano con le ipotesi di reato, a vario titolo, di aggiotaggio, false revisioni e ostacolo alla Consob. A Parma, dove i magistrati conducono l'inchiesta principale per i reati di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, gli indagati sono oltre 70 e la chiusura della prima tranche dell'indagine potrebbe arrivare a fine mese. La strategia difensiva dell'ex patron Calisto Tanzi, che sarà nuovamente ascoltato dai pm parmigiani domani, è stata quella di puntare sulla responsabilità delle banche che, secondo i suoi legali, avrebbero girato i rischi dei loro finanziamenti sul mercato e sui risparmiatori.
http://it.news.yahoo.com/050317/58/35eh0.html
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news.findlaw.com 2005-03-17T16:36:56Z
Investigation ends for six banks in Parmalat case
(AP) - MILAN, Italy-Prosecutors in Milan said Thursday they wrapped up their investigation into whether several banks played a role in the ?14 billion (US$18 billion) collapse of Italian dairy company Parmalat Finanziaria. Milan prosecutors have investigated Nextra, a unit of Banca Intesa SpA, Deutsche Bank, Citibank, Morgan Stanley, UBS and Credit Suisse First Boston for possible market rigging. Spokesmen at Deutsche Bank, Citibank and Credit Suisse First Boston could not immediately be reached, and Nextra declined official comment. UBS denied any culpability, saying its employees were "not aware of the true state of Parmalat's finances." In a separate note, Morgan Stanley said that its conduct "was entirely correct and proper throughout our dealings with Parmalat." Prosecutors were expected to ask for about 20 indictments as a result of their investigation, officials in Milan said. The Parmalat scandal broke in December 2003, when the company announced that a ?3.76 billion (US$4.9 billion) account it had claimed to hold at Bank of America did not exist. An audit during the early days of the probe put the company's debt at ?14 billion (US$18 billion), eight times higher than the company claimed in its accounts.
http://news.findlaw.com/ap/o/51//03-17-2005/b9b20006343ef4b6.html
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it.news.yahoo.com Venerdì 18 Marzo 2005, 19:38
Parmalat, Tanzi su bond: dovete chiedere a banche
PARMA (Reuters) - Il giorno dopo la chiusura indagini della Procura di Milano sul filone banche del crack Parmalat con 20 avvisi per il reato di aggiotaggio, l'ex patron Calisto Tanzi torna ad attaccare gli istituti finanziari per le presunte responsabilità nelle vendite dei bond del gruppo di Collecchio ai danni di migliaia di risparmiatori. Prima di entrare in procura a Parma per l'ennesimo interrogatorio, il decimo da inizio anno, condotto oggi dal pm Vincenzo Picciotti, Tanzi si è fermato a rispondere ai giornalisti sui bond emessi dall'ex colosso alimentare travolto da un dissesto finanziario da oltre 14 miliardi di euro. "E' impossibile parlarne, in quanto noi non ci siamo mai occupati di piazzamenti di bond", ha detto l'ex capitano d'industria, indagato a Parma per bancarotta fraudolenta. "Dovete domardarlo a chi li ha venduti", ha aggiunto, sottolineando che "i bond dovevano essere riservati esclusivamente a investitori istituzionali". Alla domanda se fossero le banche a fare pressioni per emettere le obbligazioni, Tanzi ha risposto ai cronisti con una battuta: "Lo sapete, lo avete scritto anche voi". Il contenuto dell'interrogatorio di oggi, durato quattro ore, è stato secretato. La strategia difensiva del team di legali di Tanzi è sempre stata quella di puntare sulla responsabilità delle banche, che avrebbero girato i rischi dei loro finanziamenti sul mercato e sui risparmiatori. Ieri i magistrati milanesi hanno chiuso le indagini sul ruolo delle banche italiane ed estere nel crack finanziario Parmalat, avvisando 20 soggetti -- tra i quali 13 persone fisiche e 5 banche -- per il reato di concorso in aggiotaggio, un primo passo in attesa delle richieste di rinvio a giudizio. Le banche indagate hanno negato ogni addebito. PM PARMA CHIEDONO PROROGA CHIUSURA INDAGINE Fonti legali hanno detto oggi che la Procura di Parma ha chiesto a inizio febbraio una proroga al Gip dei termini per la chiusura delle indagini sul filone principale dell'inchiesta sul crack, ma nonostante ciò i pm contano di poter chiudere la prima tranche dell'indagine già nelle prossime settimane. Per la chiusura dell'inchiesta, riferiscono le fonti, è stato chiesto un nuovo termine al 22 settembre 2005 per 29 indagati, fra i quali lo stesso Tanzi. Ma la pm Silvia Cavallari ha tenuto a specificare con i giornalisti che non c'è un allungamento nei tempi delle indagini. "L'avviso di conclusione dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, l'intenzione di concludere le indagini rimane", ha detto. L'inchiesta di Parma -- che ipotizza fra l'altro i reati di associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta -- è il troncone principale delle indagini sul dissesto finanziario da 14 miliardi di euro del gruppo di Collecchio, esploso nel dicembre 2003, e la sua chiusura è attesa da tempo. Il team dei magistrati parmigiani ha sempre attribuito i ritardi alla complessità dell'indagine, che conta oltre 70 indagati. La scadenza dei termini d'indagine per alcuni di questi era già ai primi febbraio, il che ha obbligato i magistrati a chiedere la proroga, su cui il gip Pietro Rogato dovrà esprimersi. In un'intervista a Reuters il 2 febbraio scorso, il procuratore reggente di Parma Vito Zincani aveva detto che la procura non avrebbe fatto "processi al sistema", ma a singoli individui e per fatti specifici", suggerendo di fare un processo ai principali responsabili del crack e poi proseguire le indagini sugli altri filoni. Su questo tema, il legale di Tanzi Giampiero Biancolella ha detto oggi di ritenere che non sia possibile un "processo spezzatino". "Ritengo che la Procura di Parma abbia già raggiunto la determinazione che il processo Parmalat debba essere trattato in maniera unitaria", ha detto il legale, sottolineando che si tratterebbe dell'unico modo per ricostruire la storia del default e le responsabilità in uno dei più grossi scandali finanziari d'Europa. "Non ci sarà un processo spezzatino", ha aggiunto Biancolella. "Il processo non serve solo a punire i colpevoli, ma la sua finalità è anche quella di dare all'opinione pubblica la possibilità di conoscere come sono andati i fatti e così esercitare i diritti e le dovute pressioni su coloro che a livello legislativo o di controllo possono impedire che avvengano fatti similari alla Parmalat in futuro". Fonti legali hanno riferito oggi che la procura di Parma ha aperto un nuovo filone d'inchiesta con cinque indagati sulla Streglio, storica azienda produttrice di cioccolato, venduta il mese scorso dal nuovo ad di Parmalat Enrico Bondi alla Borsci.
http://it.news.yahoo.com/050318/58/35glo.html
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www.repubblica.it 22 marzo 2005
I sospetti per l'attuale candidato del centrosinistra in Liguria si riferiscono al passato incarico di responsabile dei Trasporti Inchiesta Cit-Parmalat, indagato anche l'ex ministro Burlando
Al centro dell'indagine una joint-venture mai andata in porto Nel mirino della procura di Roma anche De Mita, Tanzi e Necci Caludio Burlando ROMA - Ci sono anche i nomi dell'ex ministro diessino dei Trasporti Claudio Burlando, attuale candidato del centrosinistra alla Regione Liguria, e di Ciriaco De Mita, ex presidente del Consiglio ed ora coordinatore della Margherita in Campania, nel registro degli indagati dalla procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte irregolarità legate all'operazione finanziaria che, tra il 1995 ed il 1996, portò alla costituzione di una joint-venture (poi non andata in porto) tra la Cit viaggi, società turistica delle Fs, ed alcune società turistiche del gruppo Parmalat. Nell'indagine sono coinvolti anche Calisto Tanzi, ex patron del colosso alimentare di Collecchio, e Lorenzo Necci, ex amministratore delegato delle Ferrovie. Gli atti, considerata la posizione di Burlando, all'epoca dei fatti ministro del governo Prodi, sono stati trasmessi al tribunale dei ministri. Secondo l'ipotesi di lavoro del pm Pierfilippo Laviani, Burlando e De Mita, quest'ultimo amico di vecchia data di Tanzi, avrebbero sostanzialmente avallato il progetto di joint-venture che avrebbe consentito al gruppo di Collecchio di riversare i debiti delle sue società coinvolte sul partner pubblico. A far scattare l'inchiesta sarebbero state le dichiarazioni rilasciate da Tanzi nel corso degli interrogatori svolti nel quadro delle indagini sul dissesto della Parmalat. Queste sono state stralciate dal pm Laviani che recentemente, per la vicenda Cit, ha chiesto il rinvio a giudizio dello stesso Tanzi, di Necci, dei dirigenti della società di consulenza e revisione Arthur Andersen Carlo Artusi e Roberto Giovannini e di un'altra ventina di persone per reati che, a seconda delle posizioni, vanno dalla truffa alla violazione di reati societari. "Nel corso mia attività di ministro - è stato il commento di Burlando alla notizia dell'inchiesta nei suoi confronti - non mi sono mai occupato della vicenda Cit in quanto la stessa vicenda era di totale competenza dell'amministratore delegato Fs". "Faccio notare peraltro - ha aggiunto l'ex ministro - che l'amministratore delegato di Fs, l'ingegner Giancarlo Cimoli, da noi scelto nell'autunno del '96, nell'ambito dei suoi poteri autonomi ha deciso di non procedere nei rapporti che si erano precedentemente instaurati con il gruppo Tanzi e di cedere la Cit ad altro gruppo".
http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/
cronaca/burlaindaga/burlaindaga/burlaindaga.html
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it.news.yahoo.com Martedì 22 Marzo 2005, 11:16
Parmalat, gup Milano rinvia decisione su trasferimento processo
MILANO (Reuters) - Il gup milanese Cesare Tacconi, davanti al quale si sta celebrando l'udienza preliminare nell'ambito del procedimento Parmalat per aggiotaggio, false revisioni e ostacolo alla Consob, ha rinviato la sua decisione sulla richiesta di trasferimento a Brescia del processo a dopo la discussione nel merito sull'istanza che si terrà il 5 aprile. Lo hanno riferito fonti giudiziarie. La nuova richiesta di trasferimento per incompetenza territoriale era stata avanzata il 22 febbraio dall'avvocato Massimo Di Noia, difensore dell'ex legale del Gruppo Gian Paolo Zini. Slitta così alle prossime udienze la formalizzazione dei patteggiamenti per alcuni degli imputati, per i quali è stato raggiunto un sostanziale accordo fra le difese e la procura. L'avvocato Di Noia aveva riproposto la questione del trasferimento, citando il fatto che fra le denunce per truffa presentate dai piccoli risparmiatori c'era anche quella di un giudice del Tribunale di Milano, Michele Montingelli, che tuttavia non si è costituito parte civile. Per tutte le inchieste e i processi che coinvolgono magistrati milanesi come parti lese o come indagati, la sede competente a giudicare è Brescia. Il 16 febbraio scorso, il giudice Tacconi aveva già respinto una precedente analoga richiesta dell'avvocato Di Noia in base al fatto che nella lista delle parti civili compariva un giudice di pace milanese, Lucia Massarotto, che aveva però poi revocato la sua costituzione e rinunciato alla richiesta di risarcimento. All'udienza preliminare in corso sono imputati gli ex vertici di Parmalat, gli ex amministratori del gruppo, due revisori di Deloitte & Touche e tre ex funzionari di Bank of America, oltre a tre società, l'ex Grant Thornton spa (ora Italaudit), e le filiali italiane di Deloitte & Touche e Bank of America. I due revisori di Italaudit hanno invece scelto di saltare l'udienza preliminare e di essere sottoposti al processo immediato.
http://it.news.yahoo.com/050322/58/35mfe.html
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www.repubblica.it 23 marzo 2005
Matteo Arpe iscritto nel libro degli indagati dopo le rivelazioni di Tanzi "Non eravamo a conoscenza della situazione disastrosa del gruppo" Parmalat, indagato ad di Capitalia Dubbi sull'operazione salva-turismo
Matteo Arpe, amministratore delegato Capitalia PARMA - L'amministratore delegato di Capitalia (ex Banca di Roma) Matteo Arpe è stato iscritto sul registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sul crac Parmalat. Lunedì i militari della Guardia di Finanza hanno acquisito alcuni documenti negli uffici romani di Capitalia. La Procura sostiene che l'ad abbia fornito "dichiarazioni mendaci". Lo scorso 8 marzo Arpe era stato ascoltato come persona informata dai procuratori che indagano sulla bancarotta del gruppo di Collecchio e sui rapporti fra Parmalat e l'allora Banca di Roma. Uno degli snodi fondamentali dell'indagine è il prestito ponte di 46,64 milioni di euro che l'istituto di credito concesse a Tanzi a fine 2002. Secondo gli investigatori, l'ex patron del gruppo alimentare chiese a Banca di Roma un aiuto finanziario in favore del settore turistico che era in condizioni economiche disastrose. Impossibile, fu la prima risposta, perché la holding del turismo dell'impero Tanzi non poteva offrire alcuna garanzia. Per questo - secondo la ricostruzione investigativa - quel prestito fu erogato, ma in favore di Parmalat, per poi essere girato da Calisto Tanzi alle società turistiche. Qui s'inserisce pure l'acquisto da parte di Parmalat dal gruppo Ciarrapico (debitore di Banca di Roma) delle Acque Ciappazzi. Concluso l'affare, il 10 ottobre 2002 il consiglio di amministrazione dell'istituto di credito deliberò il finanziamento, ma appena cinque giorni dopo il finanziamento venne girato su un conto intestato a Parmatour, la holding per il turismo. Un'operazione che - secondo il racconto fatto da Tanzi ai pm emiliani - sarebbe avvenuta sotto la regia di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia. Nelle settimane scorse però gli investigatori hanno voluto verificare la ricostruzione, sentendo Arpe. L'ad di Capitalia, insieme ad altri banchieri, fu chiamato in causa un anno fa anche dall'ex direttore finanziario di Parmalat Fausto Tonna, che parlò di come - secondo la sua versione - molti istituti di credito erano al corrente dello stato dei conti del gruppo: "Purtroppo non è così - rispose Arpe ai cronisti - abbiamo lasciato crediti fino all'ultimo giorno. Se l'avessimo saputo li avremmo ritirati".
http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/economia
/parmalat/capitalia/capitalia.html
 

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