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www.soldionline.it 03 gennaio 2005 Parmalat
La Repubblica e alcuni quotidiani locali riprendono la lettera che Enrico Bondi ha scritto ai dipendenti di Parmalat, ricordando che il futuro dell’azienda dipende dall’impegno e dalla coesione dei lavoratori del gruppo.
MF, invece, si chiede chi salirà alla plancia di comando di Parmalat nel 2005, dopo che Enrico Bondi avrà terminato il ruolo di traghettatore, che dovrebbe sfociare con il ritorno in borsa dell’azienda. Secondo il quotidiano finanziario, il nuovo numero uno del gruppo sarà italiano e il suo nome potrebbe essere ufficializzato già nei primi mesi dell’anno. http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/422C 2D9CA8370786C1256F7E0035D018/
www.soldionline.it 04 gennaio 2005
Parmalat
I principali quotidiani riprendono la denuncia dei vertici della società di revisione Deloitte, secondo cui Grant Thornton avrebbe nascosto i veri dati finanziari di alcune controllate di Parmalat, impedendo che il dissesto del gruppo di Collecchio fosse reso pubblico con tempestività. Deloitte e Grant Thornton sono le due società di revisione che avevano la responsabilità di controllare l’esattezza dei bilanci di Parmalat. Intanto, è stato spostato al 28 gennaio il termine per l’esame della vicenda riguardante l’operazione di compravendita di Eurolat, mentre Calisto Tanzi potrebbe essere nuovamente interrogato dai magistrati il prossimo 15 gennaio. http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/A6BB 6DE82678664DC1256F7F00357D8E/
www.soldionline.it 06 gennaio 2005
Parmalat
Secondo quanto pubblicato sul quotidiano La Repubblica, il broker internazionale Merrill Lynch potrebbe essere coinvolto nell’inchiesta Parmalat. Secondo la procura di Parma, nel 1999 Merrill Lynch avrebbe strutturato una complessa operazione finanziaria utilizzando una società con sede nel paradiso fiscale delle Isole Cayman. Il broker era intenzionato a scaricare su Parmalat i rischi e i costi (per alcune decine di milioni di euro) di alcuni titoli che non era riuscita vendere sul mercato. La procura di Parma sospetta che Merrill Lynch fosse a conoscenza dei problemi finanziari del gruppo di Collecchio.
Il Sole 24 Ore, invece, riporta la notizia che Enrico Bondi ha messo ufficialmente in vendita il Parma Football Club. Non si sa ancora il nome dell’acquirente, anche se alcune indiscrezioni indicano un imprenditore molto conosciuto a Parma.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/A6BB 6DE82678664DC1256F7F00357D8E/
www.soldionline.it 7 gennaio 2005 11.10 Parmalat
Il Sole 24 Ore riporta la notizia dell’accelerazione delle pratiche per riportare in borsa Parmalat. Il commissario straordinario, Enrico Bondi, punta a far riprendere le quotazioni sul gruppo di Collecchio prima dell’estate, anche se un eventuale ritardo nella presentazione dei dati di bilancio del 2004 potrebbe far slittare la quotazione all’autunno. Intanto, la procura di Milano potrebbe aprire un’inchiesta per truffa contro alcuni istituti bancari, accusati di aver venduto i bond alla clientela retail, anche quando la situazione di dissesto del gruppo di Collecchio era di dominio pubblico. A questo riguardo Bnl sarebbe intenzionata a chiudere la controversia con Parmalat con un accordo extragiudiziale, sul modello di quello siglato nelle scorse settimane con Nextra. La banca romana è esposta nei confronti del gruppo di Collecchio per 145 milioni di euro.
Capitolo Parma Footbal Club. La società potrebbe essere ceduta tramite una vendita a trattativa privata e senza limite di tempo.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/203F1 BFCBEDB08ADC1256F820035B121/
www.soldionline.it 10 gennaio 2005 11.30 Parmalat
La Repubblica ricorda che tra qualche giorno potrebbe prendere il via negli Stati Uniti la class action contro Parmalat.
Su Finanza e Mercati, invece, è riportata la notizia che, con un ritardo di alcuni mesi rispetto alla tabella di marcia, sono iniziate le trattative per la cessione delle attività da forno del gruppo di Collecchio. A fine novembre queste attività hanno registrato un giro d’affari complessivo di circa 73 milioni di euro, in calo di oltre il 34% rispetto ai 111,6 milioni dello stesso periodo del 2003.
Intanto, i procuratori del tribunale di Parma sono arrivati a Roma e stanno interrogando alcuni esponenti politici, in seguito a presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal gruppo Parmalat. La notizia è stata ripresa da alcuni quotidiani locali.
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/6C8D76AC E8633EDAC1256F85003794AC/
www.soldionline.it 12 gennaio 2005 11.50
Parmalat
I principali quotidiani riportano delle contromosse degli istituti di credito internazionali e delle società di revisione coinvolti nel crac Parmalat. Le banche ritengono che non ci possano essere gli estremi per procedere con la class action, in quanto le accuse sarebbero poco circostanziate. Enrico Bondi avrebbe chiesto un risarcimento multimiliardario agli istituti di credito portati sul banco degli imputati.
La Gazzetta di Parma, invece, ricorda che sono in corso delle trattative per far ripartire l’attività dello stabilimento della Emmegi di Termini Imerese http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/5B09 37D2FA6D5651C1256F8700341476/
www.ilsole24ore.com 14 gennaio 2005
Capitalia apre il fronte Parmalat
La banca domanda la riammissione di crediti verso Eurolat per 66 milioni e verso Parma Calcio per 4 milioni.
di Vincenzo Del Giudice
Capitalia ricorre contro il tribunale di Parma. Il gruppo romano guidato da Cesare Geronzi ha presentato istanza al tribunale fallimentare della città emiliana per contestare l'esclusione dal passivo del gruppo alimentare di crediti per 87 milioni di euro. Lo si apprende dai documenti depositati alla cancelleria del tribunale emiliano. Capitalia, in base alle decisioni del giudice del 16 dicembre scorso, è stata ammessa al passivo del gruppo Parmalat per 353,68 milioni e secondo simulazioni effettuate in questi giorni sul futuro azionariato di Collecchio, potrebbe risultare il primo azionista con una quota intorno al 5 per cento. Dai documenti depositati in cancelleria si apprende, in particolare, che il gruppo bancario capitolino ha chiesto la riammissione di circa 66 milioni di euro di crediti verso Eurolat e di circa 4 milioni verso il Parma Calcio, crediti per i quali valeva la garanzia di Parmalat Spa. Chiesta anche la riammissione di un credito vantato direttamente verso la Parmalat Spa pari a 6,2 milioni più altri 4 milioni come garanzie prestate da Collecchio verso obbligazioni emesse dalla Parmalat Usa. Intanto dall'ufficio del commissario straordinario, Enrico Bondi, potrebbero partire nuove revocatorie. Secondo ambienti bancari milanesi, nel mirino di Bondi potrebbe finire presto la banca d'affari Merrill Lynch , anche se questa potrebbe non essere l'unica banca. E sempre di revocatorie si parlerà molto presto nel tribunale di Parma. Giovedì prossimo, 20 gennaio, ci sarà infatti la prima udienza che vede coinvolto il colosso svizzero del credito Ubs per una cifra di 190 milioni di euro. Cinque giorni dopo sarà la volta del Credit Suisse First Boston , a cui Bondi chiede poco meno di 250 milioni di euro. Fra un paio di settimane, inoltre, scadrà il Chapter 11 per tre società americane dell'ex Parmalat e la speranza è che il provvedimento americano venga prorogato. Insomma, continua il lavorìo del commissario di Collecchio che da quasi tredici mesi sta operando sia sull'aspetto industriale, che sta dando buoni frutti, sia su quello finanziario. Proprio due giorni fa, Bondi ha chiesto un altro risarcimento, pari a 2,1 miliardi di dollari, all'ex controllata Parmalat Usa, ma in questo caso la partita appare difficile anche se qualcosa si riuscirà a portare a casa. Ieri, intanto, si è tenuta l'udienza per l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria della Boschi Luigi Spa. Secondo quanto riferito dal giudice delegato, Giuseppe Coscioni, nel corso dell'udienza al 30 settembre scorso Boschi ha accumulato una perdita pari ad 1,14 milioni con un debito di 97 milioni, di cui 10,3 verso la Parmalat Spa. L'udienza per la verifica dello stato passivo della Boschi è stata fissata per il 10 maggio prossimo. I creditori hanno tempo per insinuarsi al passivo entro il 15 di aprile. Infine, nella Parmalat del futuro le banche italiane possiederanno una quota che potrebbe arrivare al 17% del capitale. Secondo uno studio di Ubm: il primo azionista dovrebbe essere Capitalia con il 5,1%, seguita da Sanpaolo Imi con il 2,6%, Banca Intesa e Bnl con il 2,3% a testa. Bipielle avrà il 2%, UniCredit l'1,5% e Mps l'1,4 per cento.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.958174972&chId=30
www.ilsole24ore.com 16 gennaio 2005
Tanzi coinvolge nuove banche
L'ex presidente spiega ai Pm la scelta della quotazione. Fallita la vendita alla Kraft si decise per il listing.
di Giusepe Oddo
A un anno dalla bancarotta, Calisto Tanzi «chiede perdono a quanti hanno avuto perdite patrimoniali dal dissesto» ed è pronto «a collaborare pienamente con la magistratura». La nota che Gianpiero Biancolella, legale di Tanzi, legge ai cronisti all'uscita della Procura è la sintesi di un documento sul perdono che l'ex imprenditore ha già letto e consegnato ai magistrati che lo hanno interrogato per sei ore. Tanzi ascolta in silenzio, contrito, sguardo a terra. Il cavaliere, scandisce Biancolella, «ritiene doveroso fornire alla magistratura tutti quegli elementi idonei ad identificare i soggetti che possono dare un contributo alla ricostruzione dei • fatti». Il riferimento è alle banche e ai banchieri che hanno avuto un ruolo di primo piano nel sostenere le più ardite operazioni della Parmalat. Non solo: Tanzi vuol far chiarezza sui soggetti che hanno collaborato soltanto «apparentemente o parzialmente». Anche se non è nominato, qui il riferimento è a Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario di Collecchio.
Nell'interrogatorio l'ex imprenditore ha ricostruito i passaggi che portarono allo sbarco in Borsa di Parmalat Finanziaria. Ha parlato del Monte dei Paschi, della Morgan Stanley, responsabile della parte internazionale del collocamento, e della Akros. Ha parlato della perizia Guatri, che fu alla base della quotazione. La Centrofinanziaria (del Monte Paschi) nell'89 organizzò insieme ad altre banche un prestito da 120 miliardi di lire senza il quale Parmalat non avrebbe potuto quotarsi. Un altro finanziamento da 50-60 miliardi fu erogato dalla Fincor, una società svizzera nel mirino delle autorità di Berna, alla quale Tanzi ha fatto solo un accenno ma di cui dovrebbe tornare a parlare. Entrambi gli importi furono rimborsati con l'aumento di capitale del '90 che segnò l'ingresso in Borsa e il salvataggio del gruppo, il cui patrimonio netto era negativo per un centinaio di miliardi.
L'ex patron di Collecchio ha inoltre parlato dello strano percorso di quotazione, — conseguente alla rinuncia della vendita alla Kraft — del legame tra la banca di Siena e la Finanziaria Centro Nord di Giuseppe Gennari, in cui fu fatta confluire Parmalat e della quale la famiglia Tanzi divenne azionista di controllo. Sulla Akros di Gianmario Roveraro, il finanziere dell'Opus Dei, si sa che entrò in scena nella tarda primavera del '90, pochi mesi prima dello sbarco in Borsa, incassando una mega-commissione. Tanzi ha anche sfiorato il tema del rapporto con Ciriaco De Mita, l'allora segretario della Dc. «Sì, era mio amico», ha ammesso. Ha però evitato di raccontare fatti precisi.
Nel corso dell'interrogatorio è stata anche ricostruita la vicenda di Odeon Tv, il network costituito nell'84-85 per assecondare i desiderata della democrazia cristiana che spingeva per la nascita di un polo alternativo a Fininvest. Odeon era al fallimento, aveva un buco di 270 miliardi di lire, anche se la perdita vera, secondo alcuni, raggiungeva i 500. E nell'89, prima della quotazione, fu ceduta alla Sasea.
Un nuovo interrogatorio già fissato per sabato prossimo sarà dedicato alla nascita del polo turistico, mentre il 5 febbraio dovrebbe essere affrontata la ricapitalizzazione del '93. Altri interrogatori saranno dedicati alla vicenda Eurolat, che vede coinvolta Banca di Roma, al buco delle attività brasiliane e sudamericane e alle operazioni condotte da Bank of America. Se ciò che Tanzi promette è vero, l'inchiesta potrebbe essere a una svolta.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.961440303&chId=30
www.ilsole24ore.com 18 gennaio 2005
Nuova Parmalat, partita aperta
Scontro sulla governance: Bondi contro i conflitti d'interesse, Bank of America vuole la «bad company». Vertice tra Procure. Incetta dei bond in vista della trasformazione in azioni: Deutsche Bank e Morgan Stanley le più attive.
di Antonella Olivieri
È braccio di ferro sulla governance Parmalat. La nuova società deve ancora vedere la luce, ma già il secondo maggiore azionista in pectore, la Bank of America, contesta quelle regole che il commissario straordinario del gruppo, Enrico Bondi, ha voluto per disciplinare i casi di conflitti d'interesse.
È proprio la governance tutta in funzione anti-conflitti d'interessi che non va, argomentano dalla parte di Bank of America, secondo cui si dovrebbe salvare il salvabile puntando sul rilancio industriale del gruppo più che sui fondi che si riuscirà a recuperare per vie legali. La governance a tutela di tutti gli altri futuri azionisti è stata condivisa con la stessa Sec Usa, si ribatte dalla parte di Collecchio, ed ha permesso di ottenere che su Parmalat non fossero esercitate azioni di rivalsa. Una governance del resto necessaria per per una società che si ritroverà con un azionariato composto da ex-creditori, alcuni dei quali (di fatto i maggiori singoli azionisti) con un contenzioso aperto per le vicende del crack.
Secondo le prime stime sull'azionariato della futura Parmalat, sulla base della lista ufficiale dei creditori così come uscita dal Tribunale fallimentare di Parma, le banche dovrebbero infatti avere nella nuova società una quota intorno al 27%: le banche italiane scenderebbero cioè dal 29% dell'ipotesi iniziale (sulla base della prima scrematura dei crediti effettuata da Bondi in agosto) al 16%-17%, mentre le banche estere, la cui posizione era irrilevante, salirebbero al 10%. I primi tre singoli azionisti dovrebbero risultare Capitalia con il 5,1%, Bank of America con circa il 3% e Citigroup con il 2,7%-2,8% circa. È soprattutto contro le banche che Bondi finora si è mosso reclamando somme con azioni revocatorie o richieste di risarcimento danni (contro Bofa e Citigroup pendono cause per 10 miliardi di dollari).
Ma secondo Bank of America questa impostazione è da bocciare in toto, sebbene sul mercato dei bond Parmalat i prezzi crescenti delle obbligazioni incorporino, secondo i calcoli degli operatori, l'aspettativa che dalle cause si possano recuperare almeno 1,3 miliardi. Nei casi di crack Usa, sostiene Bofa, i contenziosi sono relegati in una società ad hoc e non interferiscono con le attività industriali: bad e good company non necessariamente hanno lo stesso azionariato e devono avere governance differenti, anche perché la prima non si quota.
Una diatriba a distanza dunque che vede posizioni inconciliabili sui due fronti. E nel frattempo la partita è comunque già aperta anche sul fronte dell'azionariato. A grandi linee, la maggioranza del capitale, circa il 55%, dovrebbe finire in mano agli ex-obbligazionisti, il 20% ai fornitori che non saranno liquidati per contanti e ad altri soggetti diversi dalle banche (che dovrebbero appunto arrivare insieme al 27%) e dagli obbligazionisti. Ma, segnalano gli operatori, il libro degli azionisti potrebbe risultare molto diverso da quello implicitamente compilato con la lista dei creditori. Sui bond Parmalat, infatti, i volumi sono lievitati (in particolare nell'ultimo mese e mezzo) e le quotazioni salite mediamente intorno a 28 punti su cento di nominale. Particolarmente attive nel raccogliere titoli Parmalat gli operatori hanno visto Deutsche Bank e Morgan Stanley, il che non significa necessariamente che lo stiano facendo in proprio. «I motivi sono tre - spiega chi compra - e cioè il valore del business, il valore del contenzioso e la prospettiva di trasformazione in azioni». Gli operatori inoltre aggiungono la pista di Galbani che, attualmente in mano a Bc partners, potrebbe essere candidata a un'aggregazione industriale con Parmalat, anche se i fondi di private equity, fa presente chi li conosce, non rastrellano titoli sul mercato, ma comprano la maggioranza in blocco: se si presentasse un'opportunità di questo tipo Bc potrebbe anche prenderla in considerazione.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.962756585&chId=30
www.ilsole24ore.com 23 gennaio 2005 Calisto Tanzi:i soldi? Sapete che non ci sono
L'ex patron interrogato sull'acquisizione della Ciapazzi e sul presunto ruolo di La Loggia.
di Giuseppe Oddo
Calisto Tanzi esce poco dopo le 14 dalla sede distaccata della Procura al seguito di Fabio Belloni, Gian Piero Biancolella e Filippo Sgubbi, i tre legali. Per oltre tre ore è stato interrogato dal procuratore capo, Vito Zincani, sui fatti della Ciappazzi, l'azienda siciliana di acque minerali rilevata nel 2002 dalla multinazionale parmense. Il verbale è stato secretato, segno che sono emersi particolari inediti che richiederanno ulteriori indagini. All'uscita, uno sbarramento di cineoperatori e giornalisti. Dopo aver polemizzato con Zicani attraverso i giornali, Biancolella lancia segnali di distensione. «Nell'ambito del massimo rispetto istituzionale dovuto alla Procura — dice — è stato concordato un intenso e articolato piano di lavoro». Vuol dire che adesso la Procura è interessata ad ascoltare ciò che Tanzi avrà da dire. Mezz'ora prima dell'interrogatorio, alle 9,30, i difensori e Zincani si sono chiusi in una stanza e si sono chiariti.
Il cavaliere ascolta, come sempre, in silenzio e ad occhi bassi. Uno butta lì una domanda: «I risparmiatori rivogliono i soldi». Tanzi si fa spazio: «Lo sapete che non ci sono», risponde. Il cronista torna alla carica: «Chi può averceli, i soldi, le banche»? Tanzi tace, fa spallucce. Intanto a falcate guadagna l'auto.
La famiglia Tanzi acquista la Ciappazzi nel febbraio 2002 e Parmalat ottiene otto mesi dopo da Banca di Roma un finanziamento di 46,64 milioni di euro che sarà utilizzato da Calisto Tanzi per sottoscrivere nei primi mesi del 2003 l'aumento di capitale della nascente Parmatour. Il proprietario della Ciappazzi è Giuseppe Ciarrapico, l'ex re delle acque minerali, ciociaro d'osservanza andreottiana, che versa in gravi difficioltà finanziarie. Banca di Roma, creditore di Ciarrapico, preme su Tanzi perché rilevi la Ciappazzi. L'operazione avviene con la regia del presidente dell'istituto, Cesare Geronzi. L'ex patron di Collecchio, in quel periodo, è azionista e amministratore del gruppo bancario. Tanzi conclude l'affare, si fa per dire, e il 10 ottobre 2002 il consiglio d'amministrazione di Banca di Roma delibera il finanziamento. Il 16 il denaro non fa in tempo ad essere accreditato sul conto della Parmalat presso la filiale di Parma della Banca di Roma che subito viene girato su un altro conto della stessa banca intestato alla Hit, la holding per il turismo della famiglia Tanzi. Con una mano, in sostanza, Tanzi compra la Ciappazzi e con l'altra riceve un prestito che servirà per dar vita alla nuova società turistica, Parmatour, cui saranno conferite le attività della Hit. Su questo presunto do ut des, che sarebbe confermato dal fatto che Tanzi aveva già chiesto un prestito a Banca di Roma che gli era stato rifiutato per la situazione di dissesto della Hit, la Procura dovrà fare accertamenti. Se le indagini confermassero questo quadro, a Banca di Roma potrebbe essere contestata la distrazione dei fondi.
L'altro punto su cui il principale autore della bancarotta della Parmalat potrebbe aver svelato nuovi particolari è il comportamento di Enrico La Loggia in tutta questa vicenda. All'attuale ministro per gli Affari regionali ed esponente di primo piano di Forza Italia, Tanzi aveva chiesto aiuto dopo l'acquisto della Ciappazzi. Secondo quanto prevedeva la legge regionale siciliana, il passaggio di proprietà dell'azienda ne aveva fatto decadere le concessioni di acque minerali, per il cui rinnovo sarebbe stata necessaria una modifica legislativa. Ecco perché Tanzi s'era rivolto a La Loggia. Sulla questione delle concessioni, l'imprenditore aveva chiesto un parere legale a uno studio palermitano, che in cambio ebbe liquidata una sontuosa parcella. E' sugli ipotetici collegamenti tra questo studio e La Loggia che tuttora in corso un’inchiesta, recentemente trasferita dalla procura di Parma al tribunale dei Ministri.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.969653989&chId=30
www.ilsole24ore.com 25 gennaio 2005 Parmalat, l'ora delle parti civili
Una scelta che avrà riflessi anche sugli altri processi.
di Mara Monti
Sarà l'udienza della verità per i 7.500 investitori, piccoli risparmiatori, ma anche banche e Sim che si sono costituiti parte civile nel processo di Milano alla Parmalat . Questa mattina il giudice dell'udienza preliminare, Cesare Tacconi scioglierà la riserva sul diritto a chiedere il risarcimento del danno subìto dal dissesto del gruppo alimentare. Una decisione attesa soprattutto per i riflessi che avrà sugli altri processi. A cominciare da quello che inizia tra due giorni sempre a Milano agli ex revisori della Grant Thornton, Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca, che hanno scelto di andare subito al dibattimento, e dove almeno in mille chiederanno di costituirsi. Se questa mattina il Gup dovesse rigettare le loro richieste, le parti civili potrebbero fare un passo indietro non solo nel processo Parmalat, ma anche in altri dibattimenti, come Bipop-Carire in corso a Brescia dove si sono costituiti in 2mila. Il processo milanese per aggiotaggio, false comunicazioni sociali e ostacolo all'autorità di vigilanza, dopo le premesse sulle parti civili, comincerà a entrare nel vivo per affrontare il nodo delle responsabilità verso il mercato del dissesto da 14,5 miliardi di euro e il ruolo avuto da quegli operatori finanziari che, secondo l'accusa, avrebbero collaborato con Parmalat finanziaria consentendole di sopravvivere in Borsa, nonostante fosse decotta da anni. Ed è quanto cercheranno di ricostruire i pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino sempre questa mattina davanti al Gup per ribadire la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati.
A cominciare dal suo ex patron Calisto Tanzi, il figlio Stefano e il fratello Giovanni, per arrivare a Fausto Tonna e, dopo di lui, coloro che hanno partecipato ai consigli d'amministrazione, comitati esecutivi e organismi interni di controllo: secondo l'accusa, tutti hanno contribuito a mentire alla business community e ad ostacolare la Consob, nascondendo il reale dissesto del gruppo di Collecchio. Notizie false per sostenere le quotazioni del titolo in Borsa. Come quelle diffuse dagli ex funzionari di Bank of America , Luca Sala, Luis Moncada e Antonio Luzi. I quali, sempre secondo l'accusa, «aiutavano il gruppo Parmalat a diffondere al mercato e alla comunità finanziaria internazionale, informazioni che non rappresentavano le reali condizioni economico-finanziarie» del gruppo di Collecchio. A giudizio, sono finite, come soggetti giuridici, anche le due società di revisione, Italaudit (ex Grant Thornton) e Deloitte Touche spa oltre alla divisione italiana della Bank of America, perché in base al decreto legislativo 231/01 non hanno «adottato alcun modello di organizzazione idoneo a prevenire la commissione di reati». Il gruppo bancario statunitense si è sempre difeso sostenendo di non credere «che i fatti supportino l'accusa contro Bank of America», mentre gli avvocati di Italaudit spa hanno annunciato azioni legali contro il chief executive di Deloitte, Bill Parrett dopo che in un'intervista ha accusato «alcuni professionisti» di Grant Thornton di avere mentito al revisore principale Deloitte. Dopo l'intervento dei pm, i difensori degli imputati dovrebbero prendere la parola nella prossima udienza del primo febbraio per le eccezioni preliminari. In cima all'elenco, c'è la competenza territoriale. Secondo alcuni legali, il fascicolo dovrebbe essere trasferito a Parma perchè l'aggiotaggio sarebbe assorbito dal reato più grave di bancarotta. E mentre accusa e difesa si confrontano in aula, continuano le trattative in vista di eventuali patteggiamenti. Il parere positivo della procura potrebbe giungere solo dopo che alcuni imputati avranno chiarire la loro posizione, raccontando ciò che manca per un completo accertamento dei fatti. Per questo motivo il pm Greco potrebbe ricorrere per gli interrogatori davanti la Gup alla formula dell'incidente probatorio.
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.970685526&chId=30
www.ilsole24ore.com 26 gennaio 2005 «Uno scudo proteggeva Tanzi»
Il Pm Greco:«È stato lo scandalo del secolo ». Ecco l'atto di accusa del nuovo rapporto della Chiaruttini, consulente al Gup. Bank of America e Grant Thornton escluse come parti civili. Ammessi azienda, Consob e risparmiatori.
di Mara Monti
Aula magna del Tribunale di Milano. È mezzogiorno quando il Pubblico ministero Francesco Greco, circondato da centinaia di avvocati degli imputati e dei risparmiatori si alza e accende il microfono. È la prima volta che parla a poco più di un anno dall’avvio delle indagini sul crack della Parmalat. E fin dalle prime battute si capisce quale sarà il tono delle due ore di intervento. «Ci troviamo di fronte alla truffa del secolo. Non ho memoria di una manipolazione così dannosa e protratta per tanto tempo». Parole durissime che seguono le clamorosi decisioni del Gup Cesare Tacconi che ha ammesso fra le parti civili migliaia di risparmiatori danneggiati dal crack escludendo però Bank of America, la quale ha subito fatto sapere di «riservasi il diritto di richiedere la costituzione di parte civile durante il futuro possibile processo». Il giudice, oltre a Bofa, ha escluso anche la ex Grant Thornton Spa (ora Italaudit), due delle tre società imputate come persone giuridiche. Ammessi anche Adusbef, Adoc, Codacons e Movimento consumatori, la nuova Parmalat di Enrico Bondi e la Consob.
Al di là delle decisioni del Gup in parte scontate la vera sorpresa è stato lo sfogo del pm Greco. Un affondo durissimo verso chi per anni ha nascosto la verità di quello che sarebbe diventato un vero disastro. Perché per rendere possibile una truffa di queste dimensioni che ha bruciato 14,5 miliardi di euro e il risparmio di almeno 100mila tra azionisti e obbligazionisti, secondo il Pm, Calisto Tanzi si era garantito la copertura del mondo bancario e politico, «uno scudo stellare che gli ha consentito di manipolare per anni il mercato a tutti i livelli». Il default della Parmalat, dunque, non è stato provocato soltanto dalle scelte azzardate di Tanzi, dalle operazioni di finanza «creativa» di Fausto Tonna, per anni direttore finanziario del gruppo e da qualche contabile molto abile nell’aggiustare i bilanci. Quel disastro è da far risalire al 1990, prima della quotazione in Borsa del gruppo, ed è stato possibile perché «coperta da tutti gli organi sociali interni e dai sistemi di controllo che non hanno controllato nulla». È una svolta nel processo milanese per aggiotaggio, false comunicazioni e ostacolo alla Consob, perché ora la convinzione dei pubblici ministeri è che gli artefici del crack non siano soltanto Tanzi, Tonna e i suoi uomini.
Alcuni avvocati degli imputati restano di pietra, qualcuno esce dall’aula quando Greco rievoca il film con Paul Newman "La Stangata" per enfatizzare come «tutti sapevano, ma hanno fatto finta di non vedere, ottenendo per questo un tornaconto personale o delle società che rappresentavano». Non fa sconti a nessuno il pubblico ministero e mira dritto a tutta la filiera societaria del gruppo perché «nessuno in questi anni ha fatto il proprio dovere». Tutto provato, «i fatti sono incontrovertibili» e cita alcuni esempi di come i controlli sull’attività dei manager Parmalat siano stati pressoché inesistenti, nonostante leggi e codici di autoregolamentazione. «Il comitato esecutivo — spiega il Pm — si è riunito solo due volte da quando è stato istituito». Il collegio sindacale, sollecitato dal fondo Hermes Focus AM, allora azionista di Collechio, avrebbe omesso di riferire i rapporti tra Parmalat e le società turistiche della famiglia Tanzi. In realtà, continua Greco, «lo sapevano tutti che il turismo era una parte correlata». Scarsi controlli da parte dei sindaci anche per quanto riguarda la reale consistenza della liquidità e il riacquisto, poi rivelatosi fittizio, dei bond. Il passaggio sui rapporti tra Parmalat e il sistema creditizio, è altrettanto incisivo: alcuni ex consiglieri di Collechio non erano «scaldasedie», ma componenti del cda di importanti banche, come Luciano Silingardi ed Enrico Barachini, mentre altri sono importanti professionisti, come Paolo Sciumè e Piero Mistrangelo. Il pubblico ministero ha poi fatto riferimento al sistema di false fatturazioni, citando Ifitalia e Citibank. «Parmalat si finanziava con un miliardo di Riba false ogni anno, un ricorso abusivo al credito voluto anche dalle banche». Il capitolo conclusivo, ma per questo non meno importante, il Pm lo riserva al ruolo avuto da Bank of America e dai suoi funzionari Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada, «Per anni hanno seguito Parmalat curandone le emissioni negli Stati Uniti sulle quali facevano la cresta, lo hanno ammesso loro stessi». Ma la responsabilità della banca americana non si ferma qui. Perché su 20 operazioni curate da BofA, 16 sono state di rifinanziamento. Come l’aumento di capitale da 300 milioni di dollari di Parmalat Administracao do Brasil curato nel 1998 da Bank of America e su cui la procura sta ancora indagando. «Vorrei sapere dove sono finiti quei 300 milioni - ha aggiunto Greco - di sicuro non nelle casse della Parmalat. Entro la fine dell’udienza preliminare forse lo sapremo».
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.971801062&chId=30
www.ilsole24ore.com 29 gennaio 2005
Bank of America, l'accusa di Price
Parmatour, Capitalia si difende dal sospetto di aver avuto notizie riservate.
di Mara Monti
Contratti swap, mai contabilizzati nei bilanci della Parmalat , utilizzati come finanziamento per pagare premi assicurativi sui loan e private placement emessi negli Stati Uniti dalla Parmalat e collocati da Bank of America . Decine di operazioni che transitavano su conti cifrati presso la Graubundner Kantonal Bank di Coira (Gkb), per non fare risultare il reale destinatario di quelle somme e con l'assenso di un funzionario della banca svizzera. Partendo da queste operazioni, ricostruite dalla PricewaterhouseCoopers in un voluminoso rapporto depositato nei giorni scorsi dai pm di Milano, gli inquirenti ora ipotizzano l'associazione per delinquere, messa in piedi per truffare la Parmalat, utilizzando «l'interposizione fittizia di società delle Cayman ovvero della Banca cantonale dei Grigioni». Nel registro degli indagati sono stati iscritti gli ex funzionari della BofA (Eros Francini, Luca Sala, Luis Moncada, Antonio Luzi), oltre a Nino Giuralarocca, ex direttore della Banca Cantonale, già indagato per riciclaggio,: il funzionario svizzero a partire dal 1998 aveva fatto da cerniera tra Luca Sala e l'istituto svizzero. Nel mirino degli inquirenti è finito anche Neto Melford prestanome di Luca Sala a cui erano stati intestati numerosi conti cifrati. Il rapporto della Pwc analizza il lungo elenco del dossier Parmalat di cui Sala era responsabile: Eurofood (1998), Parmalat Argentina e Brasile (1999) e poi ancora le emissioni di Uspp in Venezuela, Cile, Sudamerica, poi nel 2002-2003 l'operazione Cur holding, quasi tutte coperte dalla Gkb. Tra queste, le numerose operazioni Irs stipulate dalle divisioni del gruppo alimentare in Sud America. Il meccanismo era analogo per tutte le società che sottoscrivevano un contratto swap con BofA. Come nel caso del finanziamento alla Industria Lactea Venezolana (Indulac): l'anticipo sul contratto Irs di 6,3 milioni di dollari (oltre a 225mila dollari di commissioni), del luglio 2001, non viene trasferito da BofA alla società, come si potrebbe presupporre, ma a un conto bancario della Gkb. Operazioni reali o fittizie? «Lo swap era effettivo da un punto di vista formale, anche se devo ammettere - spiega Eros Francini al pm Carlo Nocerino nell'interrogatorio del 13 maggio - che si tratta di una operazione equivalente a un finanziamento per pagare un premio assicurativo». Ma nei bilanci Parmalat non vi è mai stata traccia. Sul fronte delle indagini parmensi, nuovi sviluppi emergono dai rapporti tra il gruppo di Collecchio e le banche. Per anni, almeno dal 2001, Banca di Roma (ora confluita nel gruppo Capitalia) aveva informazioni riservate sul reale dissesto finanziario delle società turistiche dell'impero di Calisto Tanzi. Lo si deduce della carte sequestrate dalla Guardia di Finanza nell'ufficio di un funzionario della banca. Si tratta di alcune lettere scritte da un professionista che, all'epoca, era sindaco in alcune società legate all'ex patron di Parmalat. La conferma dei sospetti degli investigatori è giunta dall'interrogatorio del funzionario davanti agli inquirenti, una versione secondo Capitalia «totalmente infondata». La banca capitolina, si legge in un comunicato, «in quanto creditore rilevenate delle società del turismo del gruppo Tanzi, era costantemente a conoscenza, al pari di tutte le banche finanziatrici, dell'evoluzione finanziari di Parmatour». Quelle informazioni quindi «non rivestivano carattere di riservatezza riferendosi alla normale attività della banca».
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.988752490&chId=30
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